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MILLE LIRE AL MESE, IL CONTRATTO RECORD DELL'ALBANESE LUSHTA

Disputò 16 partite segnando 3 gol. Poi fu acquistato dalla Juventus


Nel 1938, a soli due anni dal secondo, tremendo conflitto mondiale mondiale, il duo Innocenzi-Sopranzi al ritmo del foxtrot-swing, musicava quella che sarebbe diventata la canzone simbolo del sospirato benessere ma soprattutto della tranquillità economica dell’italiano medio: “Mille lire al mese”, con la voce inizialmente di Gilberto Mazzi. Le parole raccontavano di un agognato modesto impiego, della tranquillità di una casetta in periferia e, perché no, di una mogliettina giovane e carina per uscire definitivamente dalla disperazione e dalla delusione di dover campare sempre in bolletta. Parole dense e pregne di eccessivo ottimismo dovuto al fatto che con quella cifra, al cambio attuale circa 900 euro, tutto ciò che descriveva l’allegro motivetto non era, in realtà, facilissimo da ottenere.

Questo aspetto metteva in risalto l’enorme senso di risparmio e sacrificio che gli italiani erano disposti a realizzare. Insomma, era la soglia minima che la gente doveva sperare di portare a casa per arrivare alla famosa “fine del mese” senza eccessivi patemi d’animo. II calcio si apprestava a vivere la sua ultima stagione prima della guerra. In casa biancorossa - una mattina di dicembre del 1939 - il giovane Riza Lushta, albanese nativo di Mitrovica, si presentava allo stadio chiedendo di essere visionato. Faele Costantino notava subito le ottime qualità tecniche dell’allora ventitreenne calciatore e decideva di tesserarlo. L’allora dirigenza dell’Unione sportiva Bari, non ancora Associazione sportiva Bari, forse suggestionata dall’allegro motivetto, siglò il 1° gennaio 1940 un contratto col giocatore. Che prevedeva un assegno fisso di mille lire al mese. In cambio, il presidente pro-tempore Giambattista Patarino, pretese che Riza Lushta si impegnasse a “giuocare il gioco del calcio” indossando la maglia biancorossa.



Frasi, modi e, chiaramente, emolumenti che appartengono alla preistoria del calcio Operazione burocraticamente possibile essendo Lushta nato su un territorio allora appartenete al Regno d’Italia. L’Immediatezza del tesseramento fu dovuta anche dal fatto che qualche mese prima la compagine biancorossa aveva perso tragicamente il centravanti che tutta Italia ci invidiava, Cesarino Grossi. Il grande attaccante barese perse la vita in un mai chiarito tragico incidente quando era soldato in Albania. Ironia della sorte, il paese delle Aquile ci portava via un grande calciatore e dalla stessa Albania arrivava un suo pari ruolo.



Lushta disputerà col Bari solo 16 partite, segnando 3 gol. Nella gara contro la Juventus del 12 maggio 1940, dove realizzò la sua seconda rete con i biancorossi, fu notato dai dirigenti bianconeri e a fine anno accettò il trasferimento a Torino dove rimase fino al 1945, collezionando 85 presenze e 47 reti. Una media-gol altissima. Il buon Faele aveva visto giusto: l’albanese era un attaccante rapido, tecnicamente validissimo e dal fiuto del gol non comune. Una storia d’altri tempi che mette in risalto la genuinità e la semplicità di come si potevano realizzare operazioni che al giorno d’oggi avrebbero bisogno di agenti, procuratori, amministratori delegati. Immaginate Cristiano Ronaldo che arriva in società fischiettando l’allegro motivetto “Se potessi avere mille lire al mese …?”.



Michele Bonante

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