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CASSANO, TRA GENIO E SREGOLATEZZA

Aggiornato il: 23 giu 2020

Il suo calcio è stato istinto, pancia e sregolatezza. Un talento pari all'indisciplina


Il viaggio nell'universo di Fantantonio non può non partire da una frase: “Se quel Bari-Inter non ci fosse stato sarei diventato un rapinatore, o uno scippatore, comunque un delinquente. Molte persone che conosco sono state arruolate dai clan. Quella partita e il mio talento mi hanno portato via dalla prospettiva di una vita di merda. Ero povero, ma tengo a precisare che nella mia vita non ho mai lavorato anche perché non so fare nulla. A oggi mi sono fatto 17 anni da disgraziato e 9 da miliardario me ne mancano ancora 8, prima di pareggiare”. Lui è sempre stato diretto, senza filtri. Ha sempre parlato in maniera istintiva, ponderando, forse, poco il peso e il senso delle parole e dei comportamenti. Insomma, nessuna mezza misura. Un atteggiamento che ha finito per condizionare la sua carriera, nonostante le potenzialità enormi, la visione di gioco degna di un top player, le intuizioni da fuoriclasse. Gli esperti concordano su un fatto: le potenzialità di Antoni Cassano sono state espresse per un 40 per cento. Neppure un sergente di ferro come Fabio Capello e i consigli di Francesco Totti  sono riusciti a cambiarlo. Il calcio or lui è stato più divertimento che lavoro. Dopo il gol all’Inter, quello in cui si libera di Blanc e Panucci, arriva la prima richiesta a Vincenzo Matarrese. "Presidente, io prendo il minimo sindacale, vediamo di migliorare questo contratto. Ho bisogno di soldi perché io e mia madre facciamo la fame.”  Niente procuratori e agenti. A Cassano piace l'approccio diretto. Ma il presidente, dopo quel gol da cineteca, gli regala una Golf. Che il giocatore a 17 anni utilizza per entrare direttamente sul campo di allenamento.



Dalla Puglia alla corte giallorossa della Roma, con Totti, Capello, Batistuta. L'Italia scopre le Cassanate, in campo e fuori, che persino i ritiri imposti dall’allenatore friulano non riescono a evitare. Fantantonio sciupafemmine: “Ne ho trombate molte, anche in ritiro, tra 600 e 7020, una ventina del mondo dello spettacolo. È piuttosto facile. A Trigoria, che è enorme, ero riuscito a procurarmi la chiave dell’ultimo cancello, quello che dava sul retro. Anche se lo scoprivano, non mi dicevano nulla, chiudevano un occhio. Anche perché spesso ho giocato grandi partite dopo aver fatto sesso. Andatevi a rivedere Roma-Juventus 4-0, quella della bandierina spezzata. Avevo fatto le 6 la domenica mattina“. Antonio scatenato fuori e dentro il rettangolo di gioco. Indimenticabile, il gesto delle corna rivolto a Rosetti dopo un’espulsione rimediata in Coppa Italia contro il Milan.

Con la Roma poi si rompe il sottile filo dell'equilibrio e arriva il Real Madrid. Cassano si presenta al Bernabeu con un giacchetto improbabile e comincia a parlare troppo. “Sergio Ramos, tagliati i capelli che mi sembri Renato Zero!“. "Cult anche l’imitazione di Fabio Capello che gli costa una esclusione dalla rosa. Cassano sente nostalgia dell’Italia, si ambienta poco e prende esempio da Ronaldo anche per il…girovita. Divora cornetti come fossero ciliegie, uno dopo l'altro; "Avevo un cameriere come amico. Il suo compito era portarmi 3-4 cornetti dopo aver trombato. Sesso più cibo, le notti perfette". E i risultati si vedono anche sulla bilancia. Ingestibile per il Real, viene rispedito a casa. A proposito del rapporto con Capello, la tecnica della mano davanti alla bocca è entrata nella leggenda del calcio. “Visto che facciamo stronzate dalla mattina alla sera e ci mandiamo continuamente a quel paese, almeno mettiamoci la mano davanti alla bocca, così evitiamo che tutto il mondo veda, capisca e ci prenda per il culo”. Adesso si comportano tutti così, perché la Cassanata funziona.

Cassano torna in provincia, a Genova, dove riscopre talento e voglia di giocare. Quando la squadra vola, ma qualcuno lo critica, Cassano passa direttamente…alle minacce. “Qui si sono abituati troppo bene. Si sono abituati a mangiare la Nutella e appena devono mangiare un po’ di merda si comportano in questa maniera. Sono già 3 o 4 partite che qualcuno mi ha puntato e mi fischia. Mi è successa la stessa cosa a Roma e me ne sono andato, mi è accaduto a Madrid e me ne sono andato. Lancio un messaggio, a buon intenditor poche parole“. Litiga anche col patron Garrone, definendolo “vecchio”. Poi, si pente, chiede scusa, dice a tutti che il presidente per lui è come il padre che non ha mai avuto. E la Liguria diventa la sua casa anche dopo aver appeso le scarpette al chiodo.


L’esperienza al Milan è un ritorno al passato. Rosso o nero, senza vie di mezzo. Gioia e anche tanta paura, quando accusa un malore ed è ricoverato e operato per un problema cardiaco. Torna ovviamente a giocare seminando lampi di classe e anche diverse polemiche. Al Milan vince comunque il suo primo scudetto in coppia con Ibra: quando i due sono in giornata, lo spettacolo è assicurato. I rapporti con Allegri non sono buoni. ”Io per Allegri contavo come il due di coppe con briscola a bastoni. Per lui ero la quinta, sesta, settima punta, non so nemmeno io“.

Dal rosso per al neo azzurro. L’Inter è la squadra del cuore di Cassano. Nella Pro Inter di Tonino Rana ha mosso i primi passi da calciatore. All'Inter ha segnato la prima rete in serie A e nel club milanese è quasi arrivato alle mani con il tecnico Stramaccioni. Cassano ricorda la vicenda così: “la persona peggiore mai incontrata nel mondo del calcio. Ne ho incontrate tante, ma lui… Non è stata una persona onesta, leale. Ti diceva una cosa davanti e tante altre dietro. Raramente sono arrivato alle mani con qualcuno ma con lui fu giusto alzare le mani“. Il diretto interessato ha smentito, quale sia la verità la sanno solo loro…


Cassano e la Nazionale. Un rapporto, tanto per cambiare, burrascoso. Europei 2004, memorabile la lite con Trapattoni dopo la prima partita, con annesso anche un abbandono del tutto arbitrario dell’allenamento successivo al match con la Danimarca, con Buffon che lo dipinge, lo ammette Cassano, come un deficiente, il ragazzo mette il talento al servizio della squadra. Vittima del biscotto fra Svezia e Danimarca deve lasciare l’Europeo. Salta il ciclo di Lippi, poi nel 2012, con Prandelli, trascina l’Italia in finale, ma gli azzurri sono travolti dalla Spagna.

Cassano con l'età è diventato più riflessivo, simpatico, divertente: “Sì, lo so, con un altro carattere avrei potuto vincere di più e giocare meglio“. Basterebbe confrontare un celebre “Io ho bisogno di affetto, se lo ricevo do il 100%“, con un più scanzonato “Errori? Nella mia vita ne ho fatti un paio… Al minuto però“. E qui torniamo indietro. Alla Pro Inter di Tonino Rana, il primo ad accorgersi del talento di Fantantonio: “Cassano aveva un vizio, doveva fare sempre un tunnel a partita. Faceva un tunnel e poi diceva all’avversario: ‘Stesso vizio di tua madre c’hai: stai sempre con le gambe aperte‘”. Se il buongiorno si vede dal mattino...

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