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TURCHIARULO (POI PRESIDENTE DE L'IDEALE) E LO SCANDALO DI TURI

Aggiornamento: mar 5

L'uomo, accusato ingiustamente, ferì con un morso il dito del sindaco. Il primo cittadino morì di setticemia

Raffaele Turchiarulo, insegnante di francese, nel 1880 a Turi era un noto imprenditore con lo stabilimento “pastificio e molino a vapore” sul largo dei pozzi. La sua storia sportiva, come dirigente, s’intreccia con quella dell’Us Ideale, di cui è stato il settimo dirigente. Come è noto la fusione tra Ideale e Liberty, diede vita all’As Bari. L’Ideale fu fondata nel 1908 da Attilio Coccioli, allontanatosi dal Fbc Bari e raccolse numerosi operai e studenti della Scuola industriale. La prima divisa? Maglia blu con stella bianca sul lato sinistro del petto e pantaloncini bianchi. Poi diventata a strisce verdi e nere.

Raffaele Turchiarulo fu protagonista di uno scandalo che fece scalpore all’epoca, prima di ricoprire la carica di presidente della società calcistica. La sua famiglia, infatti, aveva stretto amicizia con Carmela Dùmas, originaria di Gallipoli, ma residente a Turi, impiegata presso il municipio in qualità di insegnante della scuola elementare.

Il domicilio della giovane maestra era all’interno di alcuni locali comunali, dove era ubicata anche la biblioteca comunale.

Il destino volle, però, che d’improvviso la vita della maestra Dùmas e del Turchiarulo fosse violata, vilipesa e turbata da calunnie messe in giro per il paese, voci fatte girare da alcuni “gentiluomini”.

In pratica si insinuava che tra i due fosse nato un rapporto osceno e clandestino, con la biblioteca comunale trasformata nel “nido di lubrici amori”. Il bidello sarebbe stato addirittura testimone oculare di questi incontri focosi. Il pettegolezzo si fece strada tanto che l’audace e coraggioso Turchiarulo, con determinazione, si mise sulle tracce di chi avesse diffuso queste voci.

Il giovane Raffaele, riuscì a sapere che il sindaco di Turi, Pasquale Lerede, era il responsabile delle calunnie e non aveva risparmiato nè epiteti alla signorina Dumas, né ingiurie e “vituperi” nei riguardi del Turchiarulo.

A dare manforte al sindaco c’era anche il sacerdote secolare Michele D’Addiego, maestro della scuola elementare nonchè custode della biblioteca comunale.


Il professor Turchiarulo con i figli


Il 19 giugno del 1880, D’Addiego riferì al suo amico sindaco che aveva trovato la biblioteca in disordine, colpevolizzando ancora una volta il Turchiarulo, in quanto a suo dire, era stato visto all’interno della biblioteca in compagnia della maestra Dùmas.

I due giovani, invece, dichiareranno agli inquirenti che l’unica colpa era quella di avere comuni intenti nell’ingegno, nella cultura, nella lettura dei libri custoditi nella biblioteca.

Dopo l’ennesima segnalazione del D’Addiego, il sindaco Lerede, fece contattare la maestra Dumas e le intimò di non frequentare più il professor Turchiarulo, al fine di non destare sospetti e alimentare voci tra i concittadini.

La Dùmas, impaurita per le gratuite dicerie, riferì al Turchiarulo l’intimazione del sindaco. E questi, fortemente contrariato, decise di affrontarlo de visu.

In una calda serata del 24 giugno, vedendolo passeggiare con Beniamino Aceto, vice pretore di Turi, Turchiarulo con decisione avvicinò il primo cittadino e chiese spiegazioni sul suo atteggiamento scorretto.

Il sindaco, con sarcasmo e atteggiamento arrogante, gli rispose esclamando: “Se è affare di onore ci vediamo un altro giorno”; e il giovane di tutta risposta replicò: “Quando si tratta del decoro d’una fanciulla, tali spiegazioni potrebbe darle sul momento”. Lerede non gli rispose e con aria sprezzante tirò dritto per la sua strada.

Turchiarulo ancor più contrariato per l’atteggiamento del sindaco, il giorno seguente, con aria di sfida, scrisse una accorata lettera: “Avrei creduto che alla mia richiesta di spiegazione e delucidazioni voi vi foste dato qualche pensiero: invece nulla avete fatto mentre svillaneggiaste una donna e senza alcuna ragione calunniaste me.

Eccovi due offese delle quali dovete rispondere e alle quali dovete una riparazione: alla prima senza farvi andare fantasticando per gli aerei spazi, si ripara, chiedendo scusa alla donna vilipesa.

Alla seconda siccome io sono troppo fiero di me, e dell’esser mio da non dare gran peso alle vostre invettive, resta a vostro arbitrio la scelta della riparazione. Due giorni per decidervi”.

Turchiarulo cosegnò la lettera a Vito Cardone, bidello del gabinetto di lettura, - casino dell’unione - mentre il sindaco con altri gentiluomini era all’interno del locale a giocare a carte.

Tra i notabili del luogo erano presenti: il sacerdote Michele D’Addiego, l’agrimensore Domenico Aceto, il notaio Giuseppe Gazzilli; Filippo Perfido, proprietario terriero; Michele Marinelli, agente del macinato; Domenico Martinelli di Rutigliano; Raffaele Gonnelli; Cosimo Caporizzi segretario comunale di Turi.

Consegnata la lettera tra le mani del sindaco, questi immediatamente la lesse, e sghignazzando la mostrò al suo amico Michele D’Addiego dicendogli che gliela mandava il Turchiarulo.


Un derby al campo degli Sport tra Ideale e Liberty


Contrariato e pieno di rabbia D’Addiego si alzò dal tavolo da gioco e si indirizzò verso il Turchiarulo che nel frattempo era rimasto seduto fuori dal circolo. Giunto sull’uscio della porta il sindaco chiese se volesse spiegazioni da sindaco o da Pasquale Lerede. E questi gli rispose che le voleva da Pasquale Lerede e aggiunse: “Un gentiluomo è stato offeso e ha diritto ad una soddisfazione”. A tale risposta il primo cittadino replicò: «Tu credi di far paura ai turchi?» e ponendo la mano su una sedia che aveva al suo fianco, la afferrò perlanciarla, e disse: “Adesso te la spacco in testa”.

Il professore, oltraggiato per l’ennesima volta, d’istinto gli sferrò un pugno sull’occhio sinistro. Il sindaco, sanguinante da un occhio, si avventò prima al collo del Turchiarulo e involontariamente gli infilò il dito indice della mano destra nella bocca dell’uomo. Questi, con forza rabbiosa, lo addentò provocandogli due profonde ferite.

“Chi t’ha criato lasciami”. Gridò dal dolore il sindaco davanti a tanti spettatori rimasti impietriti.


Intanto il giovane Turchiarulo, spaventato dell’accaduto, fuggi e da li a poco, allertati da alcuni cittadini, arrivarono i Carabinieri Reali, con a capo il brigadiere Michelangelo Poeta, comandante della locale Stazione.

Il pretore di Turi, Nicola Coriglione, nominò perito il dottore-fisico di Turi, Aurelio Cisternino, il quale, in un primo referto, diede al sindaco una prognosi di otto giorni.

Nonostante le cure dei medici turesi, il 3 luglio l’infezione peggiorò e il sindaco a bordo di un calesse dovette partire per Napoli per essere curato da due rinomati chirurghi napoletani, i dottori Palasciano e Olivieri, soggiornando presso l’albergo “dell’Allegria” nel largo della Carità. Ma il 7 agosto, al quarantesimo giorno dal ferimento, il sindaco di Turi morì nella città di Napoli, per sopravvenute complicazioni a seguito di setticemia con un “flemmone traumatico” sviluppatosi sull’arto destro.


I due avvocati nominati dal Turchiarulo, durante la loro arringa, dissero: “…Egli ferì quando ingiustamente provocato, era in preda a giusta ira, egli fece con arma impropria, ma non volle la morte del Sindaco Lerede, Turchiarulo è giovane di buonissima condotta e non potette sopportare l’oltraggio di sentire vituperata l’onesta fanciulla…”».

Dopo i vari accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria e le indagini espletate dal brigadiere Michelangelo Poeta, il 27 febbraio 1881 il tribunale di Bari, emise l’ordine di cattura a carico di Turchiarulo. Il professore, consigliato dai suoi avvocati decise di costituirsi presso le carceri del castello di Bari.

Dopo un difficile ma breve processo celebrato presso la Corte d’Assise del Tribunale di Bari, l’8 marzo 1881 l’imputato venne ritenuto colpevole del reato commesso e condannato a soli 5 giorni di carcere, con questa sentenza: “La corte d’Assise condanna Turchiarulo Raffaele alla pena di giorni cinque di carcere per ferite volontarie inferte a Pasquale Lerede, con impeto dell’ira a seguito di grave provocazione e con circostanza attenuanti”.


Una formazione de l'Ideale nella quale giocò Stanislao Turchiarulo

Dopo questa vicenda, il destino dei due giovani vide le loro strade separarsi. Carmela Dùmas andò via da Turi e si trasferì a Bari, mentre l’avventuriero e coraggioso Turchiarulo raggiunse Fiume, impiegato in qualità di gabelliere presso le dogane. Qui sposò la dalmata Caterina, dalla quale ebbe sei figli: Francesco, Stanislao, Giovanni, Luisa, Letizia e Antonietta; quest’ultima molto amica del poeta Gabriele D’Annunzio, diverrà una legionaria di Fiume.

Nei primi del ‘900, Raffaele, rimasto vedovo, ritornerà nella sua Monopoli, sposando la ricca possidente Giustina Capitanio, dalla quale avrà una sola figlia, Giuseppina. Trasferitosi in via Crispi a Bari. Raffaele Turchiarulo venne nominato direttore della Dogana di Bari e diventò presidente dell’Ideale. Il figlio Stanislao, giocò nella squadra con il calciatore leccese Coccioli. Nel 1934 concluse la sua avventurosa e intensa esistenza terrena.


Stefano de Carolis

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