• redazione

SCONFESSIONI DI UN PRESIDENTE

La sconfessione della linea Ghirelli ha fatto scrivere a qualcuno che si starebbe preparando un commissariamento della serie C



Non deve essere semplice governare una Lega come quella di serie C, ma gli ultimi avvenimenti in tempi di coronavirus hanno ulteriormente amplificato le distonie di una serie calcistica che del professionismo sportivo dimostra ormai di avere davvero poco, nonché fatto emergere le difficoltà che chi la presiede un po’ trova, un po’ sembra andare a cercare.

Francesco Ghirelli è personaggio ben conosciuto dagli sportivi biancorossi per essere stato il primo amministratore delegato nella storia del Bari. Arrivò all’inizio dell’estate 1997, voluto dai Matarrese, dopo essere stato direttore generale del Perugia in A e, precedentemente, presidente della Regione Umbria dove è nato nel 1948, a Gubbio. L’attività nella società barese fu orientata maggiormente nell’ambito delle relazioni con l’ambiente cittadino e con gli addetti ai lavori.

Successivamente, ha proseguito la sua carriera nelle istituzioni sportive, ricoprendo i ruoli di consigliere delegato della Lega nazionale professionisti, segretario della Figc e direttore generale della Lega Pro.

Il 6 novembre 2018 è stato eletto presidente della Lega Pro, subentrando al dimissionario Gabriele Gravina, intanto diventato presidente della Figc. Il suo progetto veniva riassunto in tre termini: regole, sostenibilità economica, identità.

A distanza di un anno e mezzo, il progetto sembra vacillare per eventi certamente imprevedibili, ma anche in virtù di scelte che hanno destato perplessità, quando poi, almeno finora, non siano state del tutto sconfessate.

A dicembre scorso, quando ancora nessuno avrebbe immaginato cosa il mondo avrebbe dovuto affrontare, fece storcere il naso a parecchie società, nonché ai loro supporters, la decisione di procedere allo sciopero della Lega Pro con il rinvio delle gare in programma in pieno periodo natalizio (i giorni 21 e 22), nonostante l’esito giudicato “istituzionalmente corretto” con il ministro dell’economia Gualtieri e il presidente Gravina sul tema della sostenibilità economico-finanziaria dei club di serie C. Allo stop del turno, poi recuperato infrasettimanalmente nel mese di gennaio, non solo non conseguì alcun immediato intervento del governo ma neppure il pubblico e gli incassi che si sarebbero avuti nel tempo festivo.

In questo giorni, invece, è argomento “caldo” quello dell’accelerazione impressa dalla Lega Pro per la chiusura anticipata del campionato con definizione a tavolino delle promozioni e blocco delle retrocessioni.

Un’accelerazione che ai più è sembrata precoce nella tempistica e sgrammaticata nei termini, considerando che proprio in serie C si era giocata l’ultima partita dei campionati professionistici, subito prima del lockdown, disputata - guarda caso - proprio dal Bari a Catanzaro. Sin da subito, la giustificazione è stata quella della rilevata impossibilità per la categoria di garantire la sicurezza sanitaria per gli addetti ai lavori, anche se qualche malizioso ha insinuato che la chiusura avrebbe consentito, per quest’anno, di mettere una pietra tombale sui problemi finanziari di tanti club.

Dopo una prima “querelle” sulla possibilità di promozione della quarta squadra in B (oltre le prime tre di ogni girone) col metodo del sorteggio, lo scorso 7 maggio l’assemblea della Lega Pro si è “spaccata” sia sul tema della chiusura del campionato sia sul criterio di determinazione della quarta promossa mediante un calcolo di media ponderata dei punti in classifica delle squadre, pur in presenza di disparità di turni giocati. Il tutto a maggioranza “minoritaria” (e scusate l’ossimoro!): 23 società su 56, con 16 contrari e 17 astenuti.

Eppure, all’esito di una riunione alquanto travagliata, il presidente della Lega Pro aveva espresso la sua soddisfazione dichiarando “E’ stata la più bella assemblea che ho svolto finora”. Tuttavia, erano subito emerse le contraddizioni di quanto deciso, non solo perché scollegato da quanto poteva riguardare le serie superiori (A e B) e la Lega dilettanti, ma anche perché il metodo della quarta promozione suggeriva di rendere norma ciò che a livello federale non era in alcun modo previsto.

E’ storia recente, quanto deciso dal Consiglio federale della Figc che, in ossequio al principio del merito sportivo quale caposaldo di ogni competizione agonistica, come previsto dal Cio e dal Coni, e in conformità alle disposizioni emanate dalla Fifa e dalla Uefa nelle scorse settimane, nonché a seguito della pubblicazione dell’art. 218 bis del cosiddetto “Decreto Rilancio”, ha espresso la volontà di riavviare e completare le competizioni nazionali professionistiche fissando al 20 agosto la data ultima di chiusura delle competizioni di Serie A, B e C. E’ stato altresì previsto che, precedentemente al riavvio dell’attività agonistica, sarà competenza del Consiglio federale determinare i criteri di definizione delle competizioni laddove, in ragione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, le stesse dovessero essere nuovamente sospese, secondo i principi di seguito indicati: individuazione di un nuovo format (brevi fasi di playoff e playout al fine di individuare l’esito delle competizioni ivi incluse promozioni e retrocessioni; in caso di definitiva interruzione, definizione della classifica anche applicando oggettivi coefficienti correttivi che tangano conto della organizzazione in gironi e/o del diverso numero di gare disputate dai Club e che prevedano in ogni caso promozioni e retrocessioni.

La sconfessione della linea Ghirelli ha fatto scrivere a qualcuno che si starebbe preparando un commissariamento della serie C e già circolano “rumors” sulla nomina a commissario di Giancarlo Abete, già presidente federale per due mandati dal 2007 al 2014.

Intanto, il presidente della Lega Pro, dopo aver dichiarato espressamente tutta la sua insoddisfazione per la decisione del Consiglio federale, è tornato sull’argomento agganciandosi al parere espresso dall’associazione ”Lamica” (medici italiani di calcio) e ha ribadito di affidarsi al concetto di linea di comando: Autorità sanitaria-Governo-Coni-Figc-Leghe, concludendo che alla fine risponderà come Garibaldi a Teano: obbedisco!

Una cosa è certa: questa crisi in tempi di pandemia ha evidenziato la necessità di una riforma della serie C, riportandola, dopo necessari ridimensionamenti, nell’alveo del calcio semi-professionistico.

Una società come il Bari, per organizzazione e capacità economico-finanziaria, non può appartenere a questa dimensione calcistica.

Michele Antonucci

57 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti