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REGGIO AUDACE-BARI, L’ANALISI TATTICA DELLA FINALE

Un approccio timido alla partita contrapposto a quello deciso e ben focalizzato della Reggiana alla base della disfatta



Dopo la cocente delusione della sconfitta in finale ai danni della formazione emiliana, il Bari dovrà pensare adesso a ripartire nuovamente alla caccia della B, e per farlo dovrà partire dagli errori commessi e dagli aspetti positivi mostrati fin qui.

Analizziamo adesso la finale persa, in chiave tattica e caratteriale, partendo dagli schieramenti:


La chiave decisiva della partita è stata, a mio avviso, l’approccio timido e confuso del Bari alla partita, contrapposto a quello deciso e ben focalizzato della Reggiana. Il Bari di Vivarini, infatti, ci ha messo circa 20 minuti del primo tempo per trovare le giuste distanze in campo e per effettuare una fase difensiva organizzata ed efficace, dopo aver lasciato consistenti spazi alle spalle della propria linea difensiva (Kargbo lanciato verso la porta due volte in pochi minuti) e dopo aver presidiato poco e male la zona della propria trequarti centrale del campo: ciò partiva da una scarsa partecipazione alla fase difensiva del trio davanti, con Laribi centrale e Antenucci e Costantino a fare prima pressione tra i centrali e gli esterni di parte. Anche il centrocampo si è dimostrato poco attivo nella prima fase della gara, sia nelle scalate difensive e sia nella costruzione del gioco, ancora una volta troppo frenetico e diretto, portando il numero di possessi persi ad una quantità eccessivamente elevata. In questi aspetti, chiaramente, ci sono anche meriti della Reggiana, che ha organizzato una fase di pressione efficace e che ha dato una ben precisa direzione alla partita, con il Bari ad aspettare e cercare di ripartire (spesso accompagnando l’azione con pochi uomini) e con la Reggiana più in pressione e con un baricentro medio più alto. Anche l’infortunio di Simeri ha rappresentato un fattore in questo contesto, in quanto sostituito da un centravanti più statico come Costantino: avremmo probabilmente beneficiato di un tipo di cambio diverso, preferendo la rapidità di D’Ursi per far male alla Reggiana in contropiede alle spalle del non velocissimo Costa e del disattento Favalli in copertura, magari perdendo in qualche difesa del pallone in cui Costantino è stato discreto, ma guadagnando senza dubbio in pericolosità verticale e quindi più orientata a voler cercare una segnatura.

Il secondo tempo è stato prematuramente indirizzato dal gol subito da Kargbo, nel quale la difesa ed in particolare Sabbione e Ciofani sono stati troppo statici e poco concentrati, con il centrocampo che ha colpevolmente lasciato palla scoperta per l’assist di Varone. Nel cercare di recuperare la gara, a mio avviso tardivi (solo al 76’) sono arrivati gli inserimenti di Terrani (il più positivo) e D’Ursi, con anche Berra che avrebbe meritato una chance al posto di un irriconoscibile e fuori condizione Ciofani, inesistente (anche per caratteristiche) in fase di spinta. Gli innesti al 60’ di Bianco e Scavone hanno dato poco contributo alla causa, con Bianco discreto nel presidio della zona centrale, ma con Scavone poco dinamico e lento in costruzione: la sensazione è che si avrebbe appunto potuto preferire un cambio come Berra, per dare maggiore spinta sulla fascia destra.

L’auspicio per l’anno prossimo, se come sembra verrà confermato Vincenzo Vivarini, è quello di vedere una squadra con una ben precisa identità di gioco e che questa identità di gioco possa essere assecondata da calciatori con caratteristiche e peculiarità adatte a questo contesto: se sarà confermato il 4-3-1-2, mi riferisco in particolare ad un mediano rapido nel muovere la palla, abile nel lungo e nella verticalizzazione diretta, una mezzala più abituata ad andare verso la porta a concludere, con maggiore qualità negli inserimenti e in finalizzazione, ad un trequarti più dinamico e più verticale e ad una punta rapida da affiancare ad Antenucci, che sia in grado di saltare l’uomo e creare superiorità numerica.

Sempre e comunque Forza Bari!!

Alessio Bonante

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