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RAFFAELE COSTANTINO, UN REUCCIO E' PER SEMPRE

Il primo giocatore del Bari militante in serie B ad essere convocato in Nazionale. Esordì col Portogallo

Un vecchio adagio diceva che l’immortalità sta in ciò che lasci. Ognuno di noi conserva qualcosa di caro appartenuto a chi abbiamo amato nella nostra vita e adesso non è più con noi. Ricordi, scritti, canzoni, cimeli. Tutto ciò serve a non pietrificare la nostra memoria a tenerla attiva alimentandola e tramandandola, soprattutto, a chi ci sarà dopo. Parlare di Raffaele Costantino a Bari è come discutere di Lucio Dalla a Bologna, di Eduardo e Totò a Napoli. Sappiamo tutto e tutto si è scritto e romanzato. Una canzone, un film, una poesia rimangono lì a disposizione di quanti nel tempo vorranno usufruirne e goderne. Qui di seguito vi proponiamo alcuni dei ricordi che nel corso della sua carriera lo hanno identificato e valorizzato. Per gli amici “Faele” per molti “Reuccio”, ala destra di valore Internazionale, primo calciatore militante in serie B (Bari) ad essere convocato nella Nazionale maggiore. L'azzurro, probabilmente, rimarrà il colore che più di ogni altro si è portato nel cuore, dall’alto delle sue 23 presenze corroborate dalla realizzazione di otto reti. Il primo trofeo della storia della Nazionale Italiana porta anche la sua firma. Battendo per 5-0 la fortissima compagine ungherese in trasferta, l’ormai lontanissimo 11 maggio 1930, L’Italia calcistica alza, nel plumbeo cielo di Budapest, la coppa Internazionale, trofeo che premiava la vincitrice della prima edizione della competizione calcistica internazionale dell’Europa centrale che venne disputata tra il 18 settembre 1927 e l'11 maggio 1930. In quella partita Costantino completava l’opera dell’immenso Peppino Meazza, autore di una tripletta, segnando la quinta rete dopo il 4-0 di Magnozzi.



Al termine di ogni stagione agonistica, la Federcalcio gratificava ogni calciatore regalando ad ognuno una medaglia con l’effige della Figc e sul rovescio della stessa, la menzione delle squadre contro le quali il calciatore, oggetto del dono, aveva giocato. Il meraviglioso cimelio che vi proponiamo è la medaglia consegnata a Raffaele Costantino al termine della stagione azzurra 1931-32. La stessa Federazione consegnò ad ognuno un fantastico distintivo da giacca che Faele ha portato con orgoglio fino alla fine.



Il biancorosso è il colore della sua anima. Cresciuto nei “Colletti bianchi” del Liberty Costantino, dopo varie vicissitudini e fusioni sociali, approda alla sospirata Divisione nazionale campionato 1928-29, con il Bari che indossa la sua prima casacca Biancorossa. Nonostante le sedici reti di Costantino, il Bari si piazza quart’ultimo e, l’anno seguente, viene assorbito nell’appena istituita serie B. A metà torneo arriva la prima convocazione di Costantino in maglia azzurra. L’esordio il primo dicembre 1929 all’arena di Milano contro il Portogallo sconfitto con un netto 6-1. Il torneo di serie B si conclude con la squadra biancorossa piazzata a metà classifica con Faele (autore di 14 reti) che, dopo malumori e proteste dei tifosi, spicca il volo verso la Capitale dove vestirà per ben cinque luminosissimi anni, la maglia giallorossa. Prima di lasciare Bari ed il Bari la sua immagine viene immortalata e commercializzata da una nota industria di dolciumi piemontesi realizzando un dischetto metallico con l’effige di Costantino e una figurina con piedino (stile soldatino) sempre in metallo che riproduce una foto famosa di Faele con la maglia rossa del Bari ai bordi del “Campo degli Sport”, stadio dove il Bari avrebbe giocato fino al 1934.


Dopo la lunga e felice parentesi romana, Costantino torna a Bari per disputare altri tre tornei prima di intraprendere la carriera di osservatore ed allenatore, Un calcio ed un personaggio irripetibili. L’amore per lo sport, il rispetto per l’avversario, l’orgoglio di onorare i colori indossati, Questo era Raffaele Costantino, per tutti Faele.

Michele Bonante

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