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QUANDO IL REUCCIO TRAFISSE DUE VOLTE EL DIVINO

Italia-Spagna nel 1930: l'ala destra barese Costantino punisce Zamora il portiere più forte del mondo




Esistono due portieri: San Pietro in cielo e Zamora sulla terra. La gente, negli anni Trenta, diceva proprio così. Al punto da chiamare il numero uno spagnolo con l’appellativo di El Divino. Come lui, non parava nessuno. Aveva anche inventato un modo tutto suo per bloccare la pelota, utilizzando l’avambraccio e il gomito, la zamorana. Gli attaccanti li ipnotizzava. Almeno loro erano convinti di questo. In realtà Zamora usciva con i piedi fuori area. Determinato, agile, implacabile, coraggioso, il Pelè dei portieri. Il suo stile era inconfondibile. Come il look: ginocchiere, cavigliere, parastinchi, maglione col collo alto e cappello grigio di pezza per ripararsi dal sole e dal fango. Ha giocato nel Real Madrid, nell’Espanyol e nel Barcellona, parando nove rigori in 29 partite. La camiseta bianca l’ha indossata per sei anni, vincendo due campionati spagnoli e due coppe di Spagna. Coppa vinta anche due volte col Barcellona e una con l’Espanyol. In Nazionale conta 46 presenze e per 21 partite nessuno è riuscito a segnare un gol alle Furie Rosse con lui in porta.



Fino a quando sulla sua strada non si materializza il Reuccio biancorosso, quel Faele Costantino che in occasione di Italia-Spagna, disputata a Bologna nel 1930, riesce a segnare una doppietta al portiere iberico, unico calciatore ad averlo fatto. La partita sulla carta è un’amichevole. In campo la pensano diversamente. Zamora indossa il maglione bianco e l’immancabile cappello grigio. Lo stadio Littoriale è stracolmo. C’è Italo Balbo in prima fila. Dopo tre minuti Costantino segna. L’azione è da manuale, tutta di prima: Ferrari rimanda la palla a Orsi, che la passa a Meazza, quindi a Magnozzi. Costantino arriva come un fulmine dalla destra. La palla è un invito a nozze. Deve solo calciarla. Lo fa con tutta la forza possibile e immaginabile. El Divino è sorpreso, non se l’aspetta un tiro così. Alza le mani. Protesta. Non ci sta. Il Reuccio è imprendibile. Mitiche le sue fughe sulla fascia destra sottolineate dagli applausi del pubblico. Precisi i suoi passaggi. Continui i capovolgimenti di fronte. Il ritmo è elevato. Zamora è sempre protagonista: uscite di piede, di pugno, rinvii rapidi, guizzi per ghermire il pallone. Al 30’ Regueiro pareggia: tiro nell’angolo sinistro del portiere Combi. Gli azzurri non ci stanno e ripartono alla carica. Il gol è nell’aria: “Il brillante e veloce Costantino, a conclusione di una perfetta intesa tra i nostri attaccanti, segna imparabilmente. Il tiro del giocatore barese è stato indubbiamente il più tecnico e il più bello che si sia visto finora. Il secondo goal del biondo Faele suscita un’ondata delirante di entusiasmo nella moltitudine che gremisce il campo. I giocatori azzurri si contendono Costantino, lo abbracciano, lo baciano e tanta è la loro gioia che quasi lo gettano a terra il capitano della Bari”. Nelle immagini dell’epoca i tifosi agitano fazzoletti bianchi e cappelli.



Il duello con El Divino continua. Non solo a distanza: “Su di una pericolosa fuga di Costantino, Zamora gli si fa incontro, gli è addosso e lo colpisce al ginocchio. Il pubblico fischia l’atto antisportivo del grande portiere, mentre la nostra valorosa e bella ala destra deve uscire dal campo e poco dopo riprendere il suo ruolo”. Altro che amichevole. Finirà 3-2 per le Furie Rosse.

Resta nella storia l’impresa di Costantino, ala destra col fiuto del gol, Costantino è l’uomo dei record. Oltre alla doppietta a Zamora è il primo giocatore a indossare la maglia della Nazionale pur militando in serie B e la sua cessione alla Roma nel 1930 è la più costosa dell’epoca:100mila lire.

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