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PIGNATARO, IL SUPER TIFOSO: "PER FORTUNA C'E' ANTENUCCI"

L'attore ricorda il tradizionale taglio del baffo in occasione delle promozioni in serie A


Cabarettista, attore di teatro, cinema e televisione, Nicola Pignataro ha realizzato più di 4.500 spettacoli e portato, con la sua simpatia e professionalità, la baresità anche al di fuori dei confini nazionali - Canada, Argentina e Venezuela - risvegliando sentimenti di amore verso la propria terra natia. Tifosissimo del Bari calcio dalla fine degli anni ’40, l’attore barese è ricordato nell’ambiente biancorosso soprattutto per il famoso “taglio del baffo” avvenuto in occasione delle promozioni in Serie A del Bari di Bolchi e di Salvemini.

Pignataro, lei ha realizzato migliaia di spettacoli in giro per il mondo e allo stesso tempo, come tifoso, ha sofferto e gioito con il Bari sin da piccolo. Ci sono analogie fra teatro e calcio?

“Penso di sì. Intanto parliamo di spettacoli, sia a teatro che in un campo di calcio. L’ingresso dei calciatori può essere paragonato al sipario che si alza per annunciare l’inizio di uno spettacolo, così come l’applauso al teatro può essere accostato, per esempio, al grido di gioia dei tifosi nel momento del gol. C’è una frazione di secondo, sia nella battuta teatrale che per la palla che sta entrando in rete, che fa scattare la reazione del pubblico”.

Ma voi non avete l’arbitro…

“In effetti è un vantaggio per chi fa teatro non avere un arbitro che ti giudica o una Var che stabilisce se una battuta è stata detta nella maniera più o meno giusta”.

Tornando al calcio, lei è sempre stato un tifoso biancorosso?

“Sempre. Nella vita si può cambiare tutto compreso gli amori, ma non la squadra del cuore”.

Da quando, in particolare, ha iniziato a seguire la sua squadra del cuore?

“Dall’età di 6 anni, da quando mio padre mi portò a vedere la partita Bari–Taranto, vinta da noi 2-0 nella stagione 1948-1949. Mi ricordo che erano gli ultimi minuti della partita quando si alzarono improvvisamente tutti i tifosi e mio padre mi mise sulle sue spalle perché non vedevo nulla”.

E qual è il Bari che le è rimasto scolpito nel cuore?

“Sicuramente quello di Mazzoni, di Erba e dei baresi di Catuzzi. Quelle erano le squadre che ci facevano sognare e divertire anche quando si perdeva… e noi tifosi eravamo sempre contenti. Ricordo ancora un gol incredibile di Erba, uno dei più grandi attaccanti di sempre del Bari”.

Ci racconta cosa fece?

“Lui era ormai a terra disteso nel fango e con la testa cercò di spingere la palla che si era bloccata - per via della pioggia - a pochi centimetri dalla linea di porta. La palla sembrava non volesse entrare, ma alla fine il gol arrivò. Cose d’altri tempi. Io ero allo stadio sotto una pioggia pazzesca. Ma non importava nulla”. Inutile dire che i tifosi ricordano ancora il suo “taglio del baffo”…

“Beh, lo ricordo anch’io. Nella stagione 1984-1985 il Bari di Bruno Bolchi fu promosso in Serie A e così, poiché ero un baffo famoso, pensai di continuare la tradizione del “taglio del baffo” avviata dal compianto Peppino Cusmai. Erano presenti alla cerimonia, in piazza Prefettura, circa 25mila tifosi del Bari. Bellissimo. Poi ripetemmo la cerimonia con la promozione in serie A del Bari di Salvemini”.

Parliamo ora del Bari attuale. Qual è il suo pensiero?

“La squadra è meglio di quella dello scorso anno, ma mi sembra ancora altalenante. A volte gioca bene, a volte meno e soprattutto credo che se non ci fosse un campione come Antenucci - che spesso risolve i problemi da solo – ci sarebbe molto poco. Mi stupisco del fatto che il Bari, nonostante la forza di una città, di una tifoseria, di una società e di uno stadio di quelle proporzioni, sia a troppi punti dalla Ternana. Perché non si verifica il contrario?”.

Il Bari riuscirà a vincere il campionato?

“Sicuramente lotterà per il primo posto, ma oggi non me la sento di dire che arriverà al primo posto. Ovviamente spero di sbagliarmi”.

Rino Lorusso

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