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NICOLA LEGROTTAGLIE: “SPERO UN GIORNO DI POTER ALLENARE IL BARI”

Dopo la carriera da calciatore ha intrapreso quella da allenatore, passando anche dalle giovanili biancorosse


Ex calciatore di Juventus e Milan, nonché della Nazionale, Nicola Legrottaglie è oggi anche allenatore e autore di libri. Nel 1997 vince il Torneo di Viareggio con le giovanili del Bari di Sciannimanico. Nel 2002 esordisce nella Nazionale di Trapattoni e dopo qualche anno, nel 2008, torna a vestire la maglia azzurra richiamato da Lippi. Nel frattempo, nel 2006 vince il campionato di B con la Juventus dove ritornerà a giocare per altri cinque anni segnando con i bianconeri 10 reti. Nel 2011 conquista lo scudetto con il Milan.

Legrottaglie, lei ha giocato e vinto col Bari prima di approdare in grandi club …

Si. Ho fatto solo un anno da calciatore nelle giovanili del Bari. In verità avrei voluto restare per qualche anno in più, ma le dinamiche societarie mi hanno portato a fare altre esperienze. Poi sono tornato, anche se solo per un altro anno, per allenare le giovanili del Bari.

Dispiaciuto?

Molto … e il fatto di non essere riuscito ad esordire nella massima serie con il Bari come allenatore o come giocatore è anche il mio rammarico più grande. Spero un giorno di coronare questo sogno almeno come allenatore.

Ma c'è mai stato un momento in cui poteva avvicinarsi in maniera più significativa al Bari?

Beh, a dire il vero qualche anno fa avevo cercato insieme ad un mio amico, un imprenditore di Milano, di comprare il Bari e quindi stavo maturando l'idea di entrare in società e lavorare, ma non si è concretizzato e quindi non si è fatto più niente. Diciamo però che ci sono stato molto vicino.

Prima di parlare di attualità facciamo un passo indietro. Finale dei play-off persa e niente promozione. Tutto negativo?

Quando si va in finale vuol dire che non è stato tutto negativo e significa che qualcosa di buono è stato fatto. Chiaro che qualche errore c’è stato per non aver vinto. Ma è sempre bene in questi casi partire dalle cose positive e ricostruire su quella base e con quelle potenzialità per cercare di vincere direttamente il campionato ed evitare i play-off il prossimo anno.

Il Bari, come lei sa, ha ormai voltato pagina. Giusto farlo?

È sempre difficile dare un giudizio dall’esterno. Solo la società può conoscere dall’interno il perché di una scelta del genere e decidere, come in questo caso, per un cambio radicale. In alcuni casi - ma solo se l’allenatore sposa benissimo le idee della società - sarebbe meglio dare continuità ad un progetto, altrimenti, senza questi presupposti, è giusto cambiare e condividere idee e obiettivi con altri protagonisti.

Una scelta vincente?

Chi può dirlo? A volte paga, a volte no. Ma questo lo si capirà nel proseguo del campionato, non certo oggi. Ma bisogna essere fiduciosi perché una società che vince un campionato al primo anno e arriva a disputare una finale dei play-off nel secondo anno è una società che ha fatto bene. Quindi va rispettato il lavoro fatto in questi due anni.

Ora però bisognerà formare il nuovo gruppo. Serviranno altri nomi importanti?

Non credo servano solo nomi importanti. Anche altre squadre hanno provato a fare la stessa cosa ma non hanno mai vinto il campionato. La Reggiana per esempio ha vinto il campionato con un mix perfetto.

Quindi lei è per i giovani?

I giovani tutta la vita. Quelli promettenti, che hanno vigore, fisicità e determinazione, ma uniti a calciatori che conoscono il mestiere. Insomma ci vuole un mix perfetto.

Pur non avendo mai giocato a Bari lei è molto stimato dai tifosi biancorossi …

E questo, ovviamente, non può che farmi piacere. A maggior ragione avrei voluto contribuire alla causa del Bari a livello professionale, ma arriverà anche quel momento.

Parliamo ora di altri club come Juve e Milan dove lei ha giocato. Cosa l’ha impressionata maggiormente?

Un po' tutto per competenza, organizzazione, ambiente e pressione. È come per le auto. Ogni auto ha una propria potenza e quando vai a giocare a quei livelli ti rendi subito conto che non ha niente a che vedere con il livello più basso. Quindi ho visto tutto il cambiamento e non solo per il passaggio da una categoria all'altra.

Anche il livello dei calciatori immagino …

Certamente. Vedi calciatori più evoluti, di un altro spessore e comunque persone con un background diverso, persone a volte anche più presuntuose e più orgogliose... E quindi bisogna essere bravi a gestire anche questi rapporti e soprattutto i conflitti che sono tanti.

Un campione con cui ha giocato insieme o contro?

Potrei elencare tutti quelli con cui ho giocato... Ma se devo fare un nome dico Ronaldo il 'fenomeno'. In campo lui non diceva mai una parola quando entravi in scivolata o lo menavi. Lui - e aggiungerei Roberto Baggio - mi hanno davvero impressionato anche per il loro carattere.

Ovviamente ha conosciuto anche diversi allenatori. Ha qualche episodio curioso che può raccontare?

Come può immaginare ne ho avuto tanti. Penso ad esempio ai tanti contrasti avuti con gli allenatori soprattutto quando ero più giovane.

Il motivo?

Semplice. Perché non mi facevano giocare. Ma col tempo sono cambiato e ho capito che questi atteggiamenti non portavano frutto nella mia vita. Così ho imparato ad accettare le scelte degli allenatori e ho imparato a chiedere scusa. All'inizio, invece, litigavo quasi con tutti...

Anche con gli arbitri?

Certo! Sono stato espulso due volte. Una con la Juventus e l'altra col Catania. Qualche volta me la prendevo anche con loro…

In conclusione, vorrebbe dire qualcosa ai tifosi del Bari?

I tifosi del Bari sono sempre sulla bocca di tutti per quanto sono unici. Hanno dato sempre un buon esempio in questi anni. A loro dico di seguire sempre il Bari sia che vinca sia che perda, di sostenerlo, di riempire lo stadio, di andare con le famiglie e di testimoniare quei valori propri della gente meridionale come l’accoglienza e l’ospitalità. Prima o poi in Serie A ci si arriva, ma è importante arrivarci con il buon esempio.


Rino Lorusso (giornalista International Web Post)

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