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MINCUZZI, GIRONDA E L'EREDITA' DEL PRESIDENTE DE PALO

Nel 1977 morì l'azionista di maggioranza del Bari. Ecco chi salvò il club

Accadeva nell’estate 1977: dopo una settimana di ricovero per l’ictus che lo aveva colpito, Angelo De Palo moriva all’ospedale Gemelli di Roma.

Cominciava così il “dopo De Palo”. Quale azionista di assoluta maggioranza (92 per cento), De Palo era il solo ed unico responsabile del Bari nei confronti dei tifosi ed anche (e soprattutto) delle banche.

Due personaggi della Bari bene, Michele Mincuzzi e Aurelio Gironda s’erano affiancati al “professore” ma non c’era stato nulla messo nero su bianco.

I due vecchi amici, sportivissimi da lunga data e tifosissimi del Bari, avevano soltanto contribuito con una cospicua somma, al potenziamento della squadra e, quindi, alla campagna acquisti. Sarebbero entrati a far parte della società con l’inizio del nuovo campionato. La morte di De Palo, purtroppo, creava il vuoto e non faceva lasciar traccia di quello che era stato il finanziamento di Mincuzzi e Gironda.

Da autentici galantuomini, “don Michele” e l’avvocato Aurelio (per gli amici Rerè) non abbandonavano il Bari. Assieme e, con l’aiuto di altri amici (anche giornalisti), cercarono con impegno di trovare il possibile successore al vertice del club.

Giorni difficili e carichi di preoccupazione per tutti: il 21 agosto cominciava la coppa Italia ed il 24 si sarebbe dovuta giocare la prima partita in casa contro il Genoa.

Per l’esordio interno occorreva che la società versasse in Lega 129milioni e 200mila lire, pari al 20 per cento dell’ammontare degli acquisti effettuati al mercato. Chi avrebbe anticipato tale somma?

De Palo aveva comunque lasciato un testamento. Alla moglie, la signora Maria Carla Girone, andavano le azioni della società. Avrebbe continuato, lei da sola, a dirigere il Bari? L’interrogativo veniva subito risolto dall’intervento del fratello, l’avvocato Girone, il quale dichiarava la disponibilità alla vendita delle azioni lasciate dal professore De Palo, pari al 92 per cento del capitale sociale, di 180 milioni di lire.

Chi avrebbe potuto comprare la maggioranza del pacchetto azionario della società?

Occorreva, intanto, reperire i 129milioni di lire da consegnare, entro il 23 agosto, a Roma. Il collegio sindacale, nella impossibilità di far fronte a tale adempimento, stava per deliberare la messa in liquidazione della società.

Erano le 13 del 22 agosto quando, in una Bari assolata e quasi deserta (tutti al mare ed in ferie), Gironda e Mincuzzi all’angolo di via Putignani con via Andrea da Bari, s’incontravano e, dopo una attenta valutazione, decidevano di far fronte a tale impegno, firmando un assegno da depositare in Lega.

Un momento difficilissimo: se non fossero stati versati quei soldi, sarebbero “saltati” tutti i contratti per gli acquisti effettuati da De Palo. I singoli giocatori cioè sarebbero tornati alle società di appartenenza ed il Bari, con la gestione straordinaria che si ritrovava, avrebbe solo potuto partecipare al campionato con i giocatori rimasti, oltre a quelli delle squadre giovanili. Un vero e proprio disastro.

Gironda sensibilizzava Mincuzzi. Mincuzzi intuiva la delicatezza della situazione, chiamava il segretario Nitti - in quei terribili giorni preziosissimo sotto tutti gli aspetti (per competenza, conoscenza di carte federali, esperienza) e sempre disponibile (anche di notte) affinché non si verificassero grossi intoppi - e gli chiedeva di prenotare tre biglietti aerei per la Capitale. Gironda, per il sindaco della società Veneziani e Nitti, nel pomeriggio incontrarono Carraro, all’epoca presidente della Lega; l’intervento di Gironda e l’esperienza di Nitti, consentirono - in quella difficile situazione - di salvare il Bari dalla liquidazione.

Michele Mincuzzi, ancora una volta, dava dimostrazione di altruismo, senza suscitare clamore attorno all’operazione compiuta, pensando e soffrendo soltanto per il Bari.

I giorni passavano, il campionato incalzava: l’11 settembre si giocò a San Benedetto del Tronto ed il Bari raggiunse le Marche con un pullman pagato sempre da Mincuzzi e con sollievo da parte del collegio sindacale che continuava la gestione straordinaria della società.

Mincuzzi, Gironda e altri amici contattavano allora quanti avevano dato la sensazione di essere disponibili ad entrare come soci nel Bari. Monterisi, per lungo tempo presidente del Bisceglie e grande tifoso del Bari, aveva anche le disponibilità economiche giuste. Ma un consiglio di famiglia (nel quale c’era la nuora, figliola di Camillo Fabbri, ala degli “anni ‘40”) gli impediva di intervenire. Poi, toccò a Losito di Modugno, imprenditore e titolare del Green-Village. Quindi al prof. Spinelli, pediatra, possibile presidente del Bari. Al suo nome si aggiungevano quelli di Michele Jusco, Pierino Milella, Simeone Lacalendola e Pasquale Bellomo, costruttori edili sempre vicini al Bari.

Uno dei tanti momenti difficili che, tuttavia, come sempre accaduto nella storia biancorossa è stato superato.

Gianni Antonucci

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