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MAESTRELLI, L'INAMOVIBILE

Da giocatore ad allenatore: vent'anni da protagonista nella storia calcistica del Bari


Il destino che ha legato Tommaso Maestrelli alla città di Bari e alla Bari calcistica è montato su un treno. Un treno partito da chissà quale città italiana e arrivato in Puglia. Un treno che quel ragazzo nato nel 1922 a Pisa e cresciuto sempre in viaggio accanto al padre dipendente delle Ferrovie dello Stato non ha volto più tradire.

Tommaso Maestrelli è stato tutto per la Bari, così come Bari ha rappresentato una tappa fondamentale della sua vita da calciatore e da allenatore, anche al di là dello scudetto vinto nel 1974 sulla panchina della Lazio. Maestrelli in biancorosso è stato prima calciatore delle giovanili, poi debuttante in prima squadra, poi ancora centrocampista inamovibile degli anni Quaranta sia in Serie A che in serie B e, infine, anni dopo, l’uomo d’esperienza e l’allenatore. In totale più di 20 anni da protagonista della storia calcistica di Bari.

Il centrocampista “partigiano”

Tommaso Maestrelli cresce nelle giovanili del Bari, fino ad affacciarsi in prima squadra alla fine degli anni Trenta. È un interno di centrocampo, con grandi prospettive, tra i più promettenti del calcio italiano di allora. Ottima tecnica, discreto senso tattico, buone capacità atletiche: per dieci anni, dal 1938 al 1948, Maestrelli colleziona 146 presenze e 20 gol con il Bari. Le stagioni migliori sono quelle prima e dopo la Guerra, annate che attirano l’attenzione della Roma. Nell'estate del 1948, è scelto proprio dai giallorossi come contropartita nell’affare che porta Amadei in nerazzurro. Passeranno cinque stagioni tra Roma e Lucchese prima di rivederlo a Bari.

La scalata firmata Maestrelli, Capocasale e Bretti

Il centrocampista toscano, che diventerà poi allenatore di Reggina, Foggia e Lazio e conquisterà ben tre Seminatori d’Oro (il premio assegnato fino al 1990 dalla FIGC all'allenatore che si è più distinto nel corso della stagione agonistica), torna a Bari. E qui inizia un’altra storia. Una storia che poi si è ripetuta in maniera ciclica decenni dopo. Il motivo per cui, di Maestrelli, ne parliamo qui e ora.

Il Bari retrocesso in C nel 1950 vive un periodo buio a livello societario, passando anche per l’annessione alla IV serie dopo il Lodo Barassi (ovvero a causa della ristrutturazione dei campionati di calcio italiani voluta dall’allora presidente federale dopo la disfatta del Mondiale ’50). Nel 1953 diventa presidente della società l’avvocato Achille Tarsia Incuria, anche assessore allo sport dell’epoca. Con lui torna in panchina Francesco Capocasale. Alla squadra serve un punto di riferimento in mezzo al campo: dalla Lucchese torna Tommaso Maestrelli. La sua seconda esperienza in Puglia racconta di 73 presenze in 4 stagioni e una doppia scalata dalla D meridionale alla B. Ma soprattutto di un campionato dominato, nel 1954-1955, in Serie C.

La serie C 1954-1955

Dal pareggio 0-0 in casa con il Fanfulla alla vittoria per 0-2 nello scontro diretto con il Livorno, passando per i due derby con il Lecce poi retrocesso (0-0 all’andata e 3-0 al ritorno). Matematica promozione a quattro giornate dal termine e primo posto conquistato proprio grazie al successo sul Livorno all’ultimo turno. Maestrelli guida la squadra con 30 presenze. Assieme a lui i pilastri della squadra sono Gianni Seghedoni, mediano modenese che giocherà con il Bari altri campionati anche in serie A, Mario Mazzoni, centrocampista, con 313 partite in biancorosso ancora oggi terzo tra i giocatori con più presenze nella storia del Bari, il difensore Elio Grani e l’attaccante triestino Luigi Bretti, 70 gol in biancorosso, nessuno meglio di lui, primo capocannoniere della storia del Bari (proprio nel 1954-1955 in serie C con 16 reti).

Maestrelli rimane a Bari altri due anni da giocatore e altri sette in panchina (sei da vice allenatore), prima di fare la storia del calcio italiano in altre città.

Antonello Minoia


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