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LO STADIO DELLA VITTORIA, LA CASA DEL POPOLO BIANCOROSSO

Inaugurato il 6 settembre del 1934, è stato per oltre mezzo secolo la culla del tifo barese


L’arrivo del mese di Settembre a Bari ha un solo sussulto. Arriva la Campionaria più importante d’Italia. La Fiera del Levante ha dato lustro alla nostra città, volano indispensabile per le innovazioni tecnologie, industriali e commerciali. In principio c’era una data certa che rappresentava ed identificava l’inizio e la fine della manifestazione: 6-21 Settembre. Per l’immaginario del popolo Biancorosso la Fiera del Levante è in strettissima simbiosi con quella che è stata la casa del tifo barese per oltre cinquant’anni. Lo Stadio della Vittoria fu inaugurato proprio il 6 Settembre dell’anno 1934 quando l’allora capo del governo Benito Mussolini tagliò, nella stessa giornata, il nastro anche alla quinta edizione della Campionaria Barese.

L’idea di un nuovo Stadio si rese necessaria a fine anni ’20 quando il Bari ottenne la promozione in Divisione Nazionale conquistata nello storico Campo degli Sport di Carrassi. Questo significava dover ospitare squadre blasonate e permettere al sempre più numeroso popolo Biancorosso, di assistere comodamente alle imprese della squadra. Facendo seguito al bando di concorso

del 15 Settembre 1928 furono presentati, nel 1929, quattro idee di progetto per il nuovo impianto. Nessuno di questi fu preso in considerazione perché si volle uniformare l’idea del nuovo stadio ad altri tre impianti appena costruiti e cioè quelli di Bologna, Firenze e Torino. Così, fra i fondi stanziati dal Comune e le oblazioni volontarie, furono raccolti quasi 2 milioni delle vecchie lire. Il suolo nella zona di “Marisabella” (circa settantamila mq) fu ceduto gratuitamente dall’amministrazione barese. L’impresa Vaselli di Roma si aggiudicò l’appalto per la costruzione del nuovo stadio nella città di Bari e fu presentato il progetto definitivo.

Quella fu l’occasione per onorare, gratificare e dedicare il nuovo impianto a tutti coloro che avevano combattuto e vinto la prima Guerra Mondiale, “la Grande Guerra”. Di conseguenza si stabilì che il nome da destinare al nuovo impianto fosse: “Stadio della Vittoria”. Altresì fu deciso che la “Torre di Maratona”, da erigersi al centro dello stadio, fosse la parte monumentale che potesse ricordare proprio il sacrificio dei nostri soldati. Leggenda narra che Araldo di Crollalanza, podestà di Bari e ministro dei lavori pubblici, dirotti su Bari un piroscafo colmo di cemento (servito poi per l’edificazione dello stadio) destinato all’autoaffondamento nel canale di Suez a seguito di una missione errata. Ad agosto del ’34 era tutto pronto per l’inaugurazione che avvenne, come già descritto, il 6 Settembre. Ai notabili della città fu consegnato un Plebiscito di Riconoscenza, una medaglia raffigurante appunto l’eretta “Torre di Maratona”.

Per altri 8 incontri la squadra giocò nell’ormai insufficiente Campo degli Sport. Il debutto ufficiale della squadra nel nuovo stadio avvenne il 16 Dicembre dello stesso anno nella vittoriosa partita contro la Comense per tre reti ad una.

Lo Stadio della Vittoria portò una gran fortuna al Bari che a fine campionato riuscì a guadagnare nuovamente la massima serie classificandosi al primo posto staccando di una lunghezza l’agguerrita compagine del Modena. Serie A che la squadra riesce a mantenere per sei stagioni di fila. Durante il secondo conflitto mondiale l’impianto venne bombardato in una infausta giornata per la città di Bari. Era il 2 Dicembre del 1943 e l’ordigno sganciato a seguito di una tremenda incursione aerea della Luftwaffe, cadendo sullo stadio, distrusse in parte la tribuna coperta. Il primo avvenimento di rilievo Internazionale si ebbe con l’arrivo della Nazionale di Calcio Italiana per la prima partita nel capoluogo. Con un perentorio 3-1 sconfisse, il 14 Dicembre 1947, la coriacea Nazionale Cecoslovacca.


La squadra barese, nello stadio della Vittoria, alternerà varie fortune. Come il famoso settimo posto in serie A della stagione 1946-47, record mai più eguagliato. Oppure sciagure sportive con le due stagioni di IV serie dei primi anni ‘50. Ci saranno le serie A degli anni ’60 con le gesta di veri e propri idoli come Catalano, Cicogna, Erba, Mazzoni. Le possenti gradinate del vecchio stadio sempre gremite e tremanti ad ogni gol della squadra. Arriva, ad inizio ’70, la promozione in A con Toneatto. Il

popolo Biancorosso è sempre più innamorato della sua “casa” e dei suoi eroi sportivi. Anni bui arriveranno con le tre stagioni in C a metà anni ’70. La promozione in B coincise, nel 76-77, con la scomparsa del Presidente Angelo De Palo e l’ingresso in società della famiglia Matarrese. Per assistere alla risalita nella massima serie, bisognerà attendere quindici anni con la magnifica cavalcata dalla C alla A della compagine guidata da Mister Bolchi. L’Italia calcistica si aggiudica i Mondiali del 1990. Bari è fra le città prescelte per la disputa della 14^ edizione dei Campionati del mondo di Calcio. Si decide di costruire un nuovo stadio. In altre città italiane (Bologna, Firenze, Napoli, Palermo) si pensa, invece, di ristrutturare gli impianti già esistenti. La squadra ed il suo popolo devono trasferirsi, devono cambiare casa. Prima di lasciare le chiavi, arriva un regalo inaspettato e cioè la conquista, il 21 Maggio 1990, della Mitropa Cup. Il primo e, finora, unico trofeo della società biancorossa. Il nuovo stadio denominato “San Nicola” è quanto di più avveniristico ci possa essere. Verrà inaugurato il 3 Giugno del ‘90.

Si cambia casa ma, così sembra, il popolo Biancorosso, non ne sarà mai abbastanza innamorato. La fantasia galoppa veloce. Organizzeremo, un giorno assai lontano, una sfida: “Gi Eroi dei due Stadi”. Dove Costantino è inseguito sulla fascia da Zambrotta, Cassano tenta un tunnel a Loseto, Mancini para un bolide di Catalano, Toneatto litiga con il collega Fascetti. Luogo del contendere? Facciamolo decidere al “Popolo Biancorosso”. La casa, in fondo, se la sceglie chi ci abita.


Michele Bonante

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