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LE MAGLIE DALL'1 ALL'11. QUANDO I NUMERI CONTAVANO.....

Che nostalgia quei numeri sulle maglie dei calciatori, quando sicuramente il 5 era lo stopper e il 9 il centravanti


Sciorinare a memoria la formazione della tua squadra preferita era motivo d’orgoglio e di vanto verso i tuoi coetanei. Gli anni 70 e 80 ci “imponevano” di conoscere difesa, mediana, attacco come fossero preghiere o litanie. Albertosi, Burgnich, Facchetti …. Zoff, Gentile, Cabrini …. Per me, malato del Bari, a metà anni ’70 quando nella stagione 76-77 risalimmo dall’inferno della Serie C, la preghiera del mattino della sera e di sempre era: Ferioli, Agresti, Frappampina, Materazzi, Punziano, Consonni, Scarrone, Sigarini, Penzo, D’Angelo, Biloni. E tutti quanti i nostri eroi avevano un punto fermo, un dato certo che li identificava. Era un numero cucito sulla maglia di appartenenza. Si partiva dal numero 1, l’uomo solitario, custode di due pali verticali e di una sbarra orizzontale oltre i quali una sfera rotolante non doveva varcare una linea bianca. La maglia in allegato ha difeso la porta Biancorossa posata sulle spalle di Alessandro Mannini (98 presenze con i galletti). Portiere di sicuro affidamento, promosso in A nella stagione 1988-89. Prima di giungere al suo cospetto c’era una barriera off limits per le punte avversarie. La linea difensiva era composta da quattro coriacei ragazzotti riconosciuti senza possibilità d’errore dai numeri incollati, appiccicati sulle loro spalle. Il numero 2 è di colui che ha fatto la storia del calcio a Bari. Giovanni Loseto, dieci anni in Biancorosso 318 presenze. La maglia numero 3 in oggetto è appartenuta a Massimo Brambati, esterno di rendimento assicurato. Con il Bari 4 stagioni 3 delle quali in serie A. Il compito più arduo era destinato al possessore della maglia n. 5, in questo caso la maglia appartiene a Giorgio De Trizio altra bandiera biancorossa dall’alto delle sue 273 presenze. In gergo tecnico il numero 5 era lo “Stopper”. A lui era data la responsabilità di tenere a bada l’uomo più pericoloso della squadra avversaria ossia il centravanti. La casacca n. 6 era sulle spalle dell’uomo che doveva comandare e dirigere la linea difensiva, il “libero”. Ruolo di fondamentale importanza prima ancora che il calcio si indirizzasse verso schieramenti tatticamente più evoluti. Toccava a lui fronteggiare l’attaccante avversario una volta superato il suo marcatore diretto. La maglia proposta è appartenuta a Domenico Progna, elegante difensore con all’attivo 39 presenze in biancorosso.



I padroni, coloro che possedevano le chiavi della squadra, erano gli uomini con l’intelletto calcistico più sviluppato rispetto agli altri. I cosiddetti “Piedi Buoni”. Le maglie n. 4, 8 e soprattutto 10 erano di gente che dava del Tu al pallone. Il numero 4 all’epoca denominato “Mediano di Spinta”, stazionava alle spalle degli altri due con il compito di fronteggiare il centrocampista offensivo della squadra avversaria e, appena l’evolversi dell’incontro lo permetteva, di spingersi in avanti per tentare la conclusione dalla distanza. L’8 e, più di lui, il numero 10 erano i creatori di gioco, i “fantasisti”. Il 10 ha nobilitato le spalle dei più grandi calciatori della storia del calcio. Nel nostro caso queste maglie sono state indossate, tutte con grandi risultati, da Francesco Cuccovillo, artefice e protagonista della magnifica cavalcata dalla C alla A nella compagine guidata da Mister Bolchi. La casacca numero 8 da Enrico Cucchi, ottimo interno di centrocampo ma assai

sfortunato in quanto scomparso prematuramente nel marzo del 1996 dopo aver collezionato ben 87 presenze con il Bari. Ed infine la maglia più prestigiosa impreziosita da tante prodezze. La 10 di Pietro Maiellaro. Lo “Zar di Bari” ha collezionato 119 presenze mettendo a segno 26 reti alcune delle quali ancora vive nell’immaginario del popolo Biancorosso.



In ultimo, in ordine cronologico, gli attaccanti. Gli eroi dei nostri sogni. Coloro che facevano i ”Gol”. L’ala destra, il centravanti e l’ala sinistra. Il 7, il 9 e l’11. Abbiamo sognato di essere come loro, di indossare le loro maglie. Di correre sotto una curva con le braccia alzate dopo un gol. Alcuni dei grandi hanno il loro numero marchiato sula pelle. Come l’undici di Gigi Riva, il nove di Paolo Rossi, il sette di Bruno Conti. Abbiamo conservato tre maglie biancorosse di tre importanti attaccanti. Il 7 di Carmelo Bagnato della stagione 1981-82, quella della squadra dei baresi e di Enrico Catuzzi, precursore di un gioco innovativo e spettacolare, ad un passo dalla A. Il 9 di Florin Raduciou stagione 1990-91, attaccante dottissimo ma non particolarmente fortunato a Bari. Infine l’11 di Alberto Bergossi nella stagione della serie A 1985-86.



Attraverso queste maglie, collezionate dal sottoscritto e dall’amico Luigi Valerio che ringrazio, si è voluto ripercorrere un periodo storico del nostro calcio dove, inequivocabilmente, i nostri eroi erano ammirati e conosciuti, non solo per le loro prodezze, ma soprattutto per un numero che portavano sulle loro spalle. A proposito, in panchina sedeva la riserva con il numero 13. Per lui non proprio un numero fortunato.




Michele Bonante

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