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LA DURA LEGGE DEL CALCIO, E I CAMBI IN PANCHINA

Quando un allenatore non raggiunge gli obiettivi prefissati, è giusto cambiare? Bari ha fretta di sapere...


Cosa hanno in comune le vicende di Vivarini e di Sarri? I mille dubbi legati all’unico obiettivo che contava: vincere. Il primo la promozione in serie B, il secondo la Champions. Entrambi erano stati presi per questa missione, accettando il progetto dei club di riferimento, ci hanno provato, ma hanno fallito. Vivarini si consola con i 27 risultati positivi consecutivi, Sarri con lo scudetto. Ma sia a Bari che a Torino ci sono tifoserie da rivitalizzare, da entusiasmare nuovamente. L’analisi fredda e lucida i bianconeri l’hanno fatta in tempi veloci, che ben si sposano con gli interessi del calcio moderno, sempre più business, per non perdere la fiducia degli abbonati e degli sponsor. Così giù dalla torre sono finiti il tecnico e il direttore sportivo.

I biancorossi invece vanno al rallentatore. Qui siamo al Sud, non tutto è business. Noi valutiamo anche i rapporti umani, le strette di mano e le pacche sulle spalle, non solo i contratti. La conferma di mister Cornacchini è stata il frutto di questa filosofia di vita. Giusta? I nove punti di distacco dalla Reggina, mai recuperati, col senno di poi ci dicono di no. Nel calcio di oggi, più che mai, conta solo vincere. Del secondo si ricordano in pochi. Perché dietro il pallone che rotola non ci sono solo i sogni di una città intera. C’è un impatto economico in grado di condizionare scelte e progetti. Acquisti sbagliati, allenatori precari e risultati deludenti (troppi i pareggi inutili del Bari che hanno consentito alla Reggina di prendere il largo) hanno bisogno il prima possibile dei correttivi giusti. L’instabilità e l’incertezza sono virus pericolosi.  Non si può certo dire che la dirigenza biancorossa non abbia speso. Anzi, il monte ingaggi dei giocatori è stato il secondo, dopo il Monza (promosso) di tutta la serie C.  E’ stata assemblata una rosa - sulla carta - per arrivare il più in alto possibile con capacità e competenze. Nomi importanti, per un progetto importante, con una dirigenza all’altezza e una disponibilità economica che doveva rappresentare un vantaggio rispetto alle altre concorrenti.

I tifosi biancorossi aspettano i risultati dell’analisi dopo la bruciante delusione di Reggio Emilia da quasi 20 giorni. Quelli bianconeri hanno saputo subito le decisioni del club. La differenza, se si vuol diventare grandi, è sostanziale. Perché i silenzi, qui al Sud, lasciano spazio ai pettegolezzi. E nessuno vuole ritornare al tempo dei Borboni, quando la capitale del regno era solo Napoli.

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