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L'INTERVISTA DI AURELIO DE LAURENTIIS E IL FUTURO DEL BARI

Aggiornamento: 16 giu 2020

"Il Napoli non è in vendita". I tifosi biancorossi hanno sempre sperato il contrario. Le norme attuali della Figc vietano la multiproprietà. Ma nel calcio se uno vuole, può.

Più chiaro di così, Aurelio De Laurentiis non poteva essere. Al Corriere dello Sport ha dichiarato: “Il Napoli non è in vendita. Ho ricevuto tre offerta, una da 700 milioni, una da 800 e l’altro ieri si è palesato uno che però on ha fatto cifre. Il Napoli rappresenta sedici anni della mia vita, nel 2004 produssi il mio ultimo film americano, Sky Captain and the world of tomorrow: non fu un grande successo ma guadagnai 90 milioni di dollari. Se avessi proseguito oggi mi ritroverei con 3-4 billions. Ho messo il calcio davanti a tutto. Certo, mi sono infilato in un mondo dominato da prenditori più che da imprenditori”.

Parole che equivalgono ad una doccia fredda per i tifosi biancorossi. Perché tutti, ma proprio tutti, abbiamo fatto almeno una volta questo ragionamento: “De Laurentiis è contestato a Napoli ormai quotidianamente. Ad un certo punto non ne potrà più, venderà la squadra partenopea e investirà di tutto e di più in un Bari stellare, in grado di restituire il sorriso all’intera famiglia”.

D’altra parte è stato proprio lui, in passato, a sottolineare con il Bari in serie C, in proporzione, fa più abbonati del Napoli in serie A. Insomma, non è solo questione di feeling. Il re dei cinepanettoni comunque ha dimostrato che con il calcio, pur non vincendo titoli o trofei, si può comunque guadagnare. Anche all’ombra del Vesuvio.

Cosa accadrà, allora al Bari e alle sue ambizioni? Nell’immediato futuro, nulla. Il progetto avviato da Luigi De Laurentiis passa per la promozione in serie B. Che deve ancora avvenire, è bene ricordarlo. Per poi sbarcare nel massimo campionato, il vero business: in questo caso gli esperti quantificano in 70-80 milioni di euro il valore del club biancorosso. Il patron del Napoli ha sempre spiegato la scesa in campo del figlio, col fatto che “Bari non sarà mai una appendice del Napoli. Per fugare questo timore ho convinto mio figlio, che non si è mai interessato di calcio, ad interessarsi del Bari perché non venga mai il dubbio che io possa, in qualsiasi decisione, propendere a favore del Napoli”. Le regole del calcio italiano, finora, vietano la promozione delle massima divisione di un club dello stesso proprietario. Secondo l’articolo 16-bis delle norme organizzative interne federali (Noif), non si possono possedere due squadre militanti nella stessa divisione, mentre si possono avere partecipazioni in più società militanti in categorie diverse. Il comma 1 recita: “Non sono ammesse partecipazioni o gestioni che determinino in capo al medesimo soggetto controlli diretti o indiretti in società appartenenti alla sfera professionistica o al campionato organizzato dal Comitato interregionale”. La via d’uscita? Vendere entro 30 giorni: nelle “disposizioni transitorie”, la Figc assegna ai soggetti interessati “un termine perentorio non superiore a 30 giorni, entro il quale dovrà darsi luogo alla cessazione della situazione di controllo”. Anche per ridurre al minimo eventuali abusi di posizione dominante sul mercato.

In buona sostanza, De Laurentiis può avere il Napoli in serie A ed il Bari in serie D (o B o Lega Pro), ma non entrambe in Serie A.

Un caso simile riguarda Claudio Lotito, presidente della Lazio e co-proprietario della Salernitana. La squadra campana milita attualmente in Serie B, e punta alla promozione in Serie A. De Laurentiis troverebbe quindi un alleato proprio nel presidente della Lazio. Entrambi potrebbero puntare a cambiare l’attuale regolamento - secondo alcuni anacronistico - e superare così lo scoglio delle multiproprietà in A. Insomma, non è una missione impossibile. Uno come Giampiero Ventura, che di calcio se ne intende, ha sempre detto: “Nel calcio, se uno vuole, può”.

Intanto, pensiamo a centrare l’obiettivo promozione in serie B.


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