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IMPARATO: "SI PUO' ANDARE IN B ANCHE DAI PLAYOFF"

L'ex portiere fa il tifo per la squadra del galletto. Ed è ancora ottimista

Cresciuto nelle giovanili della Juve Stabia, del Milan e della Cavese, Gigi Imparato approda a Bari nel 1984 dove resterà per quattro anni sotto la guida di Bolchi e Catuzzi. Proprio con il tecnico milanese diventerà uno degli artefici della promozione in Serie A del Bari nella stagione 1984-1985. Attualmente responsabile della scuola calcio asd Micri di Napoli, nonché referente per la ricerca di giovani e talentuosi portieri per le squadre di Serie A e B, l’ex portiere biancorosso confessa il suo legame con la città di Barie con la squadra di calcio che la rappresenta. Imparato, lei è stato uno dei protagonisti di quella splendida cavalcata in Serie A con il Bari di Bolchi. Quando ha capito che sarebbe stato titolare in quel Bari vincente? “Debuttai a fine agosto contro l’Udinese di Zico in Coppa Italia. Il mio amico Mascella si sentì poco bene e così, durante l’intervallo, Bolchi mi buttò nella mischia. Da quel momento diventai titolaree giocai quasi tutte le partite del campionato”. Sicuramente non avrà dimenticato l’ultima... “Ricordo molto bene la gara col Pescara - dell’ex Catuzzi - che vincemmo 2-0. Venivamo da una settimana di ritiro perché dovevamo preservare la giusta concentrazione in vista dell’ultimo match che ci avrebbe portati in Serie A. Ne valse la pena. Fu una giornata di festa con il vecchio stadio stracolmo di tifosi... Erano 45mila”. Lei è stato diversi anni a Bari ed è legato a questa terra e a questi colori. Ma perché decise di andare via? “Ero molto giovane e preferivo giocare. Avrei potuto tranquillamente continuare e restare in una grande piazza come quella di Bari, ma non mi bastava, Così, dopo quattro anni molto belli, andai alla Salernitana”. Una scelta coraggiosa... “Beh, si, molto. Ma ero il secondo alle spalle di forti portieri come Pellicanò e Mannini e dunque avrei fatto fatica a trovare posto. Se fosse stata una scelta di cuore non avrei esitato a restare a Bari, città a cui sono molto legato. La mia prima figlia,tra l’altro, è nata proprio nel capoluogo pugliese”. Dunque, lei segue ancora le vicissitudini della squadra biancorossa? “Assolutamente sì. Il mio legame con Bari è tuttora vivo”. Cosa pensa di questo Bari? “È una squadra costruita per vincere, ma la Serie C è un campionato molto difficile. Ci sono partite che sembrano scontate e invece si pareggiano - come è accaduto contro la Vibonese - o si perdono addirittura”. E poi c’è la Ternana ... “Già. La squadra umbra sta andando davvero forte e ha accumulato anche un buon vantaggio. Non sarà facile recuperare, ma il Bari ha i mezzi e le capacità per riavvicinarsi. Inoltre, ha un ottimo allenatore, che ha grande d’esperienza e che ha vinto in C. So che i tifosi sono amareggiati e li capisco, ma il campionato è ancora lungo”. Vuole dire loro qualcosa?

“I tifosi devono stare tranquilli perché il Bari è talmente forte che questa volta non sbaglierà. Nulla è ancora compromesso e la Ternana può avere un calo, ma il Bari deve vincere sempre a prescindere dal nome dell’avversario. Ovviamente auguro ai tifosi e al Bari di vincere il campionato, ma si può andare in Serie B anche attraverso i playoff. Sono convinto che quest’anno il Bari centrerà l’obiettivo”. Mercoledì ci sarà Palermo-Bari, una sfida tra piazze che non hanno nulla a che vedere con la Serie C. Come andrà a finire? “Si tratta di una partita difficile e importante tra due squadre di grande tradizione. Il Bari ha il vantaggio di avere una squadra più esperta rispetto al Palermo che nasce dalla Serie D. La squadra barese, pertanto, ha le qualità per andare a vincere anche a Palermo tenendo conto, tra l’altro, che la partita si disputa a porte chiuse. E poi la squadra mi sembra più serena quando non gioca al “San Nicola”. Anche con lo stadio vuoto? “Posso assicurare che il “San Nicola” - per il significato che racchiude - mette ansia anche quando è vuoto!”. Rino Lorusso

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