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IL SAN NICOLA E L'OSSESSIONE 3.0

Qualsiasi intervento importante si voglia eseguire deve avere il nulla osta di Renzo Piano


E’ un sogno che rischia di trasformarsi in un’ossessione. Perché sullo stadio San Nicola 3.0, un impianto moderno, comodo, in grado di soddisfare le esigenze dei tifosi, a cominciare dal miglioramento della visione delle partite, aleggia una specie di anatema. Quello che qualsiasi intervento si voglia eseguire deve avere il nulla osta di Renzo Piano, il padre dell’astronave. Senza di lui, tutto è destinato a restare in una specie di limbo, a causa dei lacci e dei lacciuoli che imprigionano la struttura, sulla quale pende come una mannaia il vincolo architettonico. Ancora. L’impianto è di proprietà del Comune, dato in concessione al Bari calcio per un periodo di tempo irrisorio, nel caso in cui il concessionario (leggi De Laurentiis) volesse risolvere il problema del restyling, investendo risorse economiche proprie. Ma l’amministrazione comunale, da parte sua, non ha in cassa i soldi necessari per intervenire autonomamente. Così si parla in libertà (questo almeno non costa nulla) e si acquisiscono dichiarazioni di disponibilità da chiunque abbia le mani nella materia, si parla di provvedimenti tampone, di piccole toppe da cucire qua e là. Promossi i seggiolini bianchi e rossi che danno un colpo d’occhio modello Premier League, rimane da fare tutto il resto: dalla copertura con i teloni bianchi il cui effetto cromatico fa assomigliare l’impianto ad un’astronave, ai tabelloni elettronici, passando per i servizi igienici. Insomma, servono soldi. E tanti.

Il progetto sportivo - per garantire il massimo degli introiti è determinante militare nel campionato di serie A - non può non essere subordinato a quello economico. Da questa alchimia passeranno inevitabilmente gran parte delle ambizioni biancorosse.

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