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IL CAMPO LELLA E IL CALCIO DEL 1945



Il lungo fermo calcistico iniziato nella primavera del 1943 era interrotto all’inizio del 1945. Una ripresa del calcio anche a Bari per merito dei fratelli Padolecchia i quali lasciavano la squadra al dott. Resta anche se, ad occuparsi di tutto, erano Michele Sinesi (fino ad un anno prima aveva giocato nel Trani) e Dario Gay, l’indimenticato giocatore del Bari di A dal 1931 al 1933, attaccante noto soprattutto per i suoi gol di testa e per le due reti decisive, segnate a Bologna contro il Brescia, nella partita di qualificazione del 16 giugno 1932.

Sinesi, in quel periodo, era impiegato alla Direzione del commissariato militare. Chiedeva quindi a Gay di trovare un pezzo di terra per allestire un campo da gioco. Dopo alcune settimane veniva individuato uno spiazzo in via Nittio De Rossi, un terreno sconnesso e mal tenuto, in fondo a via Crispi, al confine con il cimitero, che apparteneva a quattro proprietari, in lite continua per il pagamento delle imposte.

Sinesi e Gay si presentavano dal Prefetto e chiedevano un suo intervento in modo da ottenere in fitto al Liberty. I proprietari - anche loro vecchi sportivi- accettavano la proposta in cambio del pagamento del tributo fondiario.

In pochi giorni il terreno di gioco veniva sistemato: i lavori costarono 50mila lire. Però la superficie non risultava perfettamente dritta e regolamentare in termini di misure. Dettagli, a quei tempi.

Il campo era intitolato ad Antonio Lella, giocatore di fine anni ’20, morto poi nel 1932. Gli spogliatoi erano allestiti in un capannone adibito a deposito di vino della ditta Romita. Quello riservato all’’arbitro era invece “mobile”, nel senso che cambiava ubicazione di partita in partita: una volta al primo piano di un caseggiato vicino, un’altra in un negozio, poi nel “salone” di un barbiere dell’angolo, quindi nel retro di un bar o presso il “custode” del cimitero. Il terreno di gioco non era recintato ma delimitato da un filo di ferro per far capire agli spettatori (che non pagavano) fino a qual punto si poteva sostare, oltre, naturalmente, si doveva…giocare!.

A Michele Sinesi e Dario Gay si affiancavano Vittorio Roo, Ignazio Schino, Filippo Nitti, Attilio Parise, i fratelli Calvani, Mimì Carofiglio, Cenzino e Peppino Ferrante col padre, popolarissimi in via Manzoni.

Con l’inizio del 1945 riprendevano i campionati regionali comunemente chiamati “Nazionale misto” in quanto formati da squadre con giocatori di tutte le serie nazionali che si trovavano ancora in Puglia.

Il Liberty si iscriveva subito, insieme con Altamura, Barletta, Lecce, Brindisi, Pro Italia Taranto, Audace Taranto, Arsenale Taranto, Grottaglie, Gioia, Acquaviva, Matera. Mancava ancora il Bari, perché non aveva un campo dove giocare. Tra l’altro, la vecchia società che aveva perduto la permanenza in A, dopo gli spareggi con Venezia e Triestina del giugno ’43, non aveva ottemperato entro il 31 dicembre 1943, alla regolarizzazione della posizione dei propri calciatori, i quali dovevano considerarsi liberi a tutti gli effetti. La sera del 1° gennaio 1945 il Bari mutava denominazione sociale: da Unione sportiva (così come era stato stabilito dopo la fusione del 1928) in Associazione sportiva.

La differenza poteva sembrare soltanto formale. Viceversa era pure sostanziale, perché si trattava di una nuova società che addirittura ritesserava i giocatori rimasti liberi dopo la scadenza del 31 dicembre 1943. Per la verità, qualcuno dei “vecchi” si era rifiutato di firmare. Alla fine, però, nessuno muoveva obiezioni, accettando le proposte del prof. Accettura che in quel periodo era il punto di riferimento del club.

Costantino riusciva, comunque, ad allestire una squadra competitiva con Costagliola, Fusco, De Sario, Menutti, Catacchio, Orlando, Trevisan, Cavone, Catalano, Pinto, Colli, Fabbri, Volpi ai quali poi si aggiungeva Carlini. Maestrelli era rimasto in Jugoslavia e si era unito ai partigiani. Non era riuscito a fuggire come Fusco il quale, dopo l’8 settembre, percorreva dalla Francia tutta l’Italia a piedi per raggiungere Bari, attraversando anche le linee tedesche.

Il 28 gennaio 1945 prendeva il via il torneo chiamato “Nazionale-misto” su base regionale. Chi lo vinceva, avrebbe partecipato al successivo campionato Centro-Sud, simile a quello denominato Alta Italia. Nel girone pugliese c’erano 13 squadre, compreso il Bari che ritornava così ufficialmente in attività.

Al campo Lella in una cornice “provinciale” ma suggestiva, 5mila tifosi si sistemavano lungo i margini del campo, a ridosso delle due porte, in bilico sui muriccioli, sui terrazzi, sugli alberi.

A fine febbraio finalmente gli Alleati concedevano l’uso dello stadio al Bari. Così, Bari-Lecce del 4 marzo 1945, veniva giocata al Della Vittoria, sotto una leggera nevicata spinta da un forte vento. I tifosi baresi, nonostante il freddo, accorrevano numerosi: non entravano nello stadio dal 25 aprile 1943, da quasi due anni, da quando il Torino aveva vinto all’86’ assicurandosi lo scudetto e condannando il Bari alle qualificazioni a tre con Venezia e Triestina.

Dal tram che arrivava sino a San Francesco all’Arena quella domenica scendevano centinaia di persone che avevano sfidato una giornata tipicamente invernale. Il fascino di una partita allo stadio valeva anche la “pizzicata” di gelo.

Finiva con il Bari che vinceva il girone pugliese, il Palermo quello siciliano. Il Pescara trionfava in Abruzzo, la Roma nel Lazio, la Fiorentina in Toscana, lo Stabia in Campania.


Gianni Antonucci

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