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IL BARI NON SUBISCE GOL DA 296 MINUTI

Un dato confortante per lavorare con tranquillità e continuare a migliorare


Partiamo dal dato confortante per lavorare con tranquillità e continuare a migliorare: i biancorossi non subiscono gol da 296 minuti. In Campania, a Pagani, si gioca Paganese-Bari, ma la pioggia non segue la Lega Pro e decide di abbattersi per ore sul prato degli azzurrostellati, rendendolo fangoso e irregolare: ecco il presupposto per una partita sporca (figurativamente e no), più pericolosa del previsto. Le grandi squadre, si dice, devono saper soffrire e tutto sommato il Bari ha accettato di abbassarsi e provare a mettere in atto l’operazione Barbarossa che ha reso celebre la strategia di guerra dei sovietici nel 1941, la famosa terra bruciata. Obiettivo: colpire la difesa alle sue spalle, sfruttandone con ferocia i corridoi che si generano. Bene la prima fase della tattica, quella dell’attesa e dell’arretramento controllato; male la seconda: vengono prodotte poche potenziali occasioni di azzannare la partita e decretarne la fine prima del triplice fischio.

Primo tempo a senso unico ma con tante buche sul tragitto: il Bari, per fortuna e per grande preparazione alla partita, si scalda subito, nonostante il rimbalzo del pallone non permetta fluidità nella costruzione e, spesso, mini all’imprecisione degli uomini di mister Auteri. Imprecisione sì, ma anche tanta convinzione di poter incidere positivamente nella partita e determinare il risultato sperato. Antenucci e Montalto, i due giustizieri, perdono il compagno d’attacco Citro dopo qualche minuto di gara, costretto a chiedere il cambio per un acciacco muscolare. Marras non è al meglio (anche per lui noie fisiche), e la lavagna del quarto uomo illumina in verde il numero 11: entra (male) D’Ursi.

La Paganese sceglie di reagire al gioco dei biancorossi, ben diretto da Maita, il pacemaker della squadra, e bilanciato da Di Risio, l’addetto al lavoro sporco - nella migliore accezione del termine - nel reparto che mette a sistema la squadra. Ed è proprio grazie al nativo di Messina, il quale rompe palla al piede le linee della difesa avversaria, che i biancorossi guadagnano un calcio piazzato pochi metri fuori dall’area di rigore. Mancino potente di Montalto ‘’che fa pendant’’: la deviazione della barriera indirizza alle spalle del portiere il tiro dell’attaccante. Un gol pesante per la classifica e per la serenità nell’approccio ai restanti settanta minuti della gara.

Il Bari, però, si accomoda sul vantaggio e permette agli avversari – soprattutto nella ripresa – di guadagnare metri e convinzione, sebbene Frattali non sciorini interventi salvifici.


Sulle corsie laterali macinano chilometri Ciofani e Semenzato, entrambi preziosi per allargare le maglie dei paganesi ed entrambi indaffarati in fase di non possesso per le continue incursioni degli avversari. Le stesse incursioni che nel secondo tempo, quando il campo si è ormai trasformato in campagna, avvicinano la Paganese al gol: un cross maldestro di un dinamico (e nervoso) Diop accarezza la parte alta della traversa della porta difesa da Frattali. Sospiro di sollievo e cronometro che corre verso la fine del match.


I giocatori chiamati in causa dalla panchina portano il loro contributo, su tutti Bianco e Candellone, rinfrescando un po' la manovra dei biancorossi. Bianco, tra l’altro, sostituisce un pallido D’Ursi, davvero poco presente in entrambe le fasi di gioco.

I minuti passano senza grandi affanni per gli uomini di Auteri e il direttore di gara sancisce la fine della partita: ciò che alla fine conta maggiormente, soprattutto in partite brutte.


Nicolas Cariglia



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