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IL BARI E LA RICERCA DELLA MONOIDEA

Il concetto di Allegri: la capacità di compattarsi mentalmente avendo tutti assieme un obiettivo comune

Massimiliano Allegri, ex allenatore di Juventus e Milan, chiamava “monoidea” la capacità di compattarsi mentalmente avendo tutti assieme un obiettivo comune.

Per raggiungere una promozione che si complica a causa del rendimento della Ternana (la Reggina2 probabilmente più forte), il Bari ha assoluto bisogno di instaurare nel proprio gruppo questo concetto di vitale importanza. E il compito è della guida tecnica: Gaetano Auteri.

Il cuscinetto che separa i biancorossi dalla terza in classifica permette di non farsi prendere dalla tanto agognata considerazione che vincere in qualsiasi modo sia l’unica strada per cercare di arrivare a toccare la vetta della classifica. Certo è che, però, sarebbe un errore grossolano considerare inarrivabili i marchigiani e abdicare completamente al ruolo di unica inseguitrice.

La distanza fra il Bari e le altre squadre consente ai biancorossi di ragionare un secondo sul percorso intrapreso, sulle difficoltà esistenti e innegabili e sugli errori commessi. Tutto questo per raggiungere la monoidea. Attenzione: il Bari non ha alcuna carenza in tal senso. E’ certa, dichiarata, approvata e comune l’intenzione di arrivare in questa stagione in Serie B.

Il roster a disposizione dell’allenatore comprende il famoso mix gioventù-esperienza (sbilanciato leggermente verso l’età sapiente), da sempre ricercato dai direttori sportivi per una migliore amalgama del gruppo e per affrontare al meglio tutte le situazioni di gioco che si presentano durante l’arco della stagione: se c’è bisogno di sfrontatezza e di un pizzico di sana ingenuità, allora spazio alla giocata giovanile; se invece è assolutamente necessaria la solidità mentale che ti permette di superare i momenti complicati, la palla passa ai veterani. Ci può essere, però, un fattore complicato da affrontare, anche se arrivati all’apice della propria carriera: il cambio di rotta.

Il Bari è partito (giustamente) come squadra favorita per arrivare alla promozione diretta, ma la storia dice che è la Ternana (adesso) la pretendente numero uno al posto di migliore della classe. Lo sottolineano i risultati (miglior attacco, miglior difesa e zero sconfitte), ma soprattutto la continuità di espressione di gioco, figlia di un’identità precisa instaurata da Lucarelli, allenatore dei rossoverdi.

E’ forse il momento perfetto per lavorare proprio sulla ricerca di questa identità che a lungo termine sbroglia situazioni complicate che, logicamente, una stagione presenta. Il Bari, con tutte le sue indiscutibili qualità d’organico, non ha raggiunto ancora questo fondamentale gradino della piramide. E per arrivare ad avere un’identità precisa (non si parla di moduli, di sistema gioco o di tattica) bisogna comprendere a fondo il proprio ruolo e la propria condizione. Bisogna, dunque, prepararsi al meglio per affrontare i playoff, la strada più probabile in questo momento per il raggiungimento dell’obiettivo. Questa è la monoidea: la consapevolezza che il proprio destino ci ponga la sfida (dura ma già affrontata) dei playoff, e quindi lavorare assieme (squadra, staff, tifosi, media e società) per giungere con la miglior condizione al momento dell’inizio del minitorneo.

La ricerca della propria identità in questo periodo, lavorando - come direbbe Allegri – su empatia, autenticità e metodo, sarebbe fondamentale per avere sempre chiara una linea guida da seguire in ogni partita, contro ogni avversario, affrontando qualsiasi evento imprevisto con la sicurezza nei propri mezzi. Non significa, certo, rinunciare all’inventiva individuale. Non significa neppure scrivere uno spartito di gara dal quale non uscire mai per paura di non sapere che cosa fare: è fondamentale permettere ai giocatori di “jazzare” (citando Soul, ultimo capolavoro Disney), purchè ci sia una melodia padroneggiata a memoria.

‘’E’ un po' come la stella cometa per i Re Magi: loro sanno che devono seguirla, ma senza sacrificare la propria inventiva’’

Tutto questo potrebbe salvarci, chissà, da una possibile replica di quella brutta finale decisa da Kargbo o da quegli insipidi pareggi dopo i quali richiedi (invano) il rimborso delle due ore spese sul divano.

Nicolas Cariglia

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