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I MEDICI SPORTIVI DELLA LEGA PRO NON CI STANNO: “VANNO RIVISTE LE REGOLE”

Per voce del Presidente Castellacci, insorgono i medici dell’associazione Lamica



In sessanta hanno detto: no, grazie. Sono i medici di calcio della Lega Pro che s riconoscono nell’associazione Lamica (Libera associazione medici calcio). Loro esprimono tutto il dissenso per un protocollo ritenuto inapplicabile. Lo dice a gran voce il presidente, l’ex responsabile medico della Nazionale, Enrico Castellacci: “E’ inconcepibile che la responsabilità sia data esclusivamente al medico, già di per sé carico di responsabilità civili e penali. Vogliamo chiarezza su questo punto giuridico. La circolare Inail riguarda la responsabilità del datore di lavoro, non dei medici sociali, che sono l’anello debole del calcio: è l’unica figura non istituzionalizzata, non ha il contratto depositato in Lega e Lamica non è stata mai invitata al tavolo della trattativa”.

Cosa si nasconde, in realtà, dietro questa protesta?

Innanzitutto la necessità di uno specie di scudo penale per i medici sportivi, non previsto dalla legge, che bilanci il principio di responsabilità illimitata. Come raggiungere questo obiettivo? Una ciambella di salvataggio potrebbe arrivare da un testo delle disposizioni, magari, rivisto in alcuni punti e reso più attuabile.

Secondo punto, la tutela sotto il profilo sanitario dei medici impegnati. La categoria non vuole che si ripeta quanto accaduto per la battaglia contro il Coronavirus, affrontata senza gli strumenti necessari, almeno nella fase iniziale in campo. C’è la necessità di poter disporre, prima della ripartenza dei campionati, di un congruo numero di dispositivi di protezione individuale, di tamponi e di quanto la tecnologia mette a disposizione oggi. Per non rincorrere strada facendo il tutto. A proposito, chi si ricorda più dei cento e passa medici morti in prima linea sul fronte della pandemia?

Infine, l’aspetto economico. Perché alla protesta non si sono aggiunti i medici delle grandi società calcistiche? E’ chiaro che chi si occupa di Juventus e Inter, ad esempio, può contare anche su contratti economici importanti. Per la serie, il gioco vale la candela. La frammentazione delle piccole società, le difficoltà incontrate dai presidenti nella gestione, gli tsunami finanziari di cui si occupa la cronaca, non assicurano la tranquillità necessaria per lavorare, se paragonata al livello di responsabilità. Un esempio: il giocatore, quando si allena e quando gioca è controllato e monitorato dal medico sociale nel miglior modo possibile. E quando torna a casa, cosa succede? L’appello al senso di responsabilità individuale dell’atleta, basterà?

Intanto si aspetta l’incontro del 28 maggio quando si deciderà definitivamente il ritorno alla normalità per il mondo del calcio.

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