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I 3 BARI PIÙ COMPETITIVI DEGLI ULTIMI 20 ANNI

Riviviamo con un'analisi tecnico-tattica le formazioni biancorosse più forti dell'ultimo ventennio


Con l’avvicinarsi dei Play-off e del sogno promozione in B, andiamo a rianalizzare dal punto di vista tecnico e tattico i punti di forza e le principali caratteristiche dei 3 Bari più competitivi del nuovo millennio, provando a trovare possibili somiglianze con la compagine attualmente condotta da Vincenzo Vivarini.


2008/09: Il Bari di Antonio Conte

Vincitore della Serie B, il Bari di Conte è stato un concentrato di determinazione e cattiveria agonistica, autore di un girone di ritorno pressoché perfetto che valse il primo posto in solitaria. Lo schieramento tipo era il seguente:

Si trattava di un 4-4-2 che in fase di possesso diventava un 4-2-4 come in foto, con forte enfasi sul gioco sulle fasce ed alta velocità di esecuzione della manovra. I punti di forza erano rappresentati in gran parte dall’intesa Barreto-Kutuzov, veri e propri simboli della promozione in A: con continui scambi di posizione, tagli in verticale e contromovimenti, erano un costante pericolo per le difese avversarie, unendo tecnica, velocità di esecuzione, intelligenza tattica e gran senso della porta, qualità quest’ultima che permise al brasiliano di raggiungere quota 23 reti segnate. Anche la qualità degli esterni fu un punto chiave del successo: Guberti (arrivato a Gennaio) e Rivas non avevano solo funzione di supporto alle punte, ma attaccavano continuamente in verticale e negli spazi la porta avversaria, oltre come detto al compito di rifornire le punte centrali con passaggi diretti e rasoterra. Anche la solidità difensiva rappresentò un punto chiave: Conte seppe unire alla perfezione l’esperienza di Parisi, Stellini ed Esposito alla freschezza atletica di Ranocchia ed Andrea Masiello in una linea a 4 solida ed attenta. Le due fasi erano sapientemente bilanciate dall’acume tattico di Gazzi e De Vezze, che garantirono un perfetto trade-off di qualità e quantità.


2009/10: Il Bari di Giampiero Ventura

Dopo l’inaspettata separazione da Conte, affrontiamo la A guidati da Ventura, scelto per le affinità tattiche con il suo predecessore: anch’egli cultore del 4-2-4, in questa stagione schierò il Bari in questa maniera:

Ritroviamo molti principi tattici già analizzati per il Bari di Conte, ma in ogni caso erano presenti delle differenze, sottili ma sostanziali. Ritroviamo il gioco sulle fasce, senza eccessiva enfasi alle sovrapposizioni, ritroviamo la fase difensiva solida e reattiva e gli scambi rapidi e tecnici fra le due punte centrali: ancora una volta l’asse Barreto-Kutuzov o anche Barreto-Meggiorini (nuovo acquisto) si rivelò fondamentale per il raggiungimento di un grande decimo posto in campionato, attraverso rapidità e tecnica, nel corto ed in velocità, che mise in difficoltà la quasi totalità delle 19 squadre di A affrontate, tra cui ricordiamo l’Inter del triplete di Mourinho, con la quale il Bari rimase imbattuto sia all’andata che al ritorno, strappando due pareggi che stettero persino stretti ai biancorossi. Il nuovo acquisto Edgar Alvarez si rivelò fondamentale nel mettere in pratica un principio fondamentale per Ventura: le imbucate verticali per i tagli dell’esterno alto, fondamentale in cui Alvarez si rivelò capace grazie alla sua straordinaria velocità, peccando spesso di capacità di finalizzazione ed ultima scelta di gioco, ma comunque decisivo nello sviluppo della manovra. Gli innesti a centrocampo di Donati e soprattutto Almiron (probabilmente il migliore in stagione assieme a Bonucci e Barreto) furono tra le chiavi dei successi del Bari: il metodista italiano garantì visione di gioco, tranquillità in uscita e copertura, mentre il box to box argentino diede alla squadra garra, intensità, tecnica, soluzioni da fuori e sostanza. La linea difensiva, con l’arrivo di Bonucci, guadagnò in letture di gioco e qualità tecniche e di palleggio, un principio fondante per Ventura e che rappresentava una delle sottili differenze rispetto al gioco di Conte: Ventura infatti esasperava portando all’estremo il concetto di costruzione dal basso, mantenendo sapientemente il possesso di palla per richiamare fuori posizione gli avversari e poterli attaccare alle spalle in velocità; il ritmo di gioco era dunque più basso, sia in fase di possesso che di non possesso, rispetto a quello imposto da Conte.


2013/14: il Bari della Remuntada

Analizziamo infine il Bari in B di Nunzio Zavettieri, ma reso celebre dalla Remuntada incredibile che avvenne dopo il fallimento della gestione Matarrese. Zavettieri, coadiuvato da Alberti, schierava quel Bari così:

Siamo di fronte ad un 4-3-3, che complici la comunque alta qualità di certi interpreti e soprattutto il dilagante entusiasmo crescente partita dopo partita attorno a questa squadra, si rivelò colmo di concetti moderni e totali: inserimenti, ritmo alto, controllo della gara e riconquista del pallone tra le caratteristiche principali. In particolare, il duo Alberti-Zavettieri fu abilissimo nel mettere in condizione i giocatori a disposizione di esprimersi secondo le proprie capacità: partendo dalla linea di difesa, l’aggressività di Polenta e Sabelli, la fisicità di Calderoni e Ceppitelli e le buone qualità tecniche di tutti i 4 appena nominati si sposavano perfettamente con un ritmo alto di gioco in entrambe le fasi e con la volontà di comandare il match. Ma le cose più interessanti possiamo notarle nello sviluppo del gioco a centrocampo: i moderni concetti di rotazioni, inserimenti ed occupazione degli spazi erano eseguiti in maniera eccelsa dai 3 interpreti che vediamo in foto ed anche da Fossati, Delvecchio e Lugo Martinez quando chiamati in causa; Defendi e Sciaudone avevano infatti nelle loro corde tempi di inserimento, corsa e buone capacità di finalizzazione (9 reti in 2); Romizi e Delvecchio invece senso della posizione ed ottimi tempi di gioco, Fossati e Lugo qualità tecniche e capacità balistiche. Fondamentale fu la grande stagione di Galano, vero leader tecnico della squadra, unendo esplosività fisica, qualità tecniche nel corto e nel lungo, finalizzazione e continuità di rendimento. Da menzionare anche il gran contributo di Enis Nadarevic, esterno d’attacco veloce e di gran tecnica, purtroppo infortunatosi prima dei Play-off, Joao Silva, punta centrale molto intelligente, abile nel gioco aereo ed in costruzione, e di Edgar Cani, anche lui punta centrale, più statico ma che realizzò delle reti decisive per la partecipazione ai play-off.


ALESSIO BONANTE

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