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GUERRA: IL CALCIO SENZA VOCE

Come è difficile realizzare una telecronaca quando non ci sono i tifosi sugli spalti dello stadio

Si presenta così: “Nato un anno prima della caduta del muro di Berlino, a Luca Guerra piace rompere gli schemi dell’informazione. Laureato in Scienze della comunicazione, giornalista, scrive quando e in ogni modo possibile, dal sedile di un treno al banco di un fast-food. Il giornalismo è la passione di una vita, il calcio la stella polare di questa passione”.

Tra le tante cose che fa, Luca Guerra è una delle voci preferite dai tifosi biancorossi. Da anni racconta le gesta della squadra del galletto. Appuntamenti confermato anche in questo campionato. Con una particolarità: stadi vuoti, senza tifosi.

Com’è raccontare una partita senza il rumore del pubblico?

“Non ti abitui mai. Io detesto ascoltare la mia voce, che è molto forte. A porte chiuse aumenta il senso di responsabilità verso quello che stai facendo, perché diventi il mezzo per raccontare a chi è assente. E non puoi sbagliare nulla”.

Cambia anche il linguaggio di una radiocronaca?

“Cambia il modo di raccontare. Ad esempio, non si possono avere vuoti. Devi essere più bravo e allo stesso tempo più rapido: il vuoto non deve esistere. Devi sempre riassumere, imparare a gestire la voce. Hai meno spazio per l’analisi e più per il racconto. Sotto il profilo tecnico c’è un adattamento alla nuova situazione, non si tratta di un vero e proprio un cambiamento”.

La partita “muta” da non dimenticare?

“Bari-Ternana degli ultimi playoff con l’immagine degli spalti dello stadio deserti, freschi di restyling con la grande macchia biancorossa dei seggiolini. Poi, il minuto di silenzio per le vittime del Covid e l’assordante silenzio. Da brividi”.

Ricreare i rumori e i tifosi in maniera virtuale. E’ giusto?

“Lo trovo orrendo. Per quanto la televisione possa utilizzare le tecnologie più avanzate, non c’è mai un momento coincidente con l’andamento della partita. Il tutto snatura l’evento. Tra il frastuono virtuale e il silenzio reale, scelgo quest’ultimo”.

Senza tifosi i club sopravviveranno?

“E’ sempre più difficile. Le società più piccole rischiano molto. Gli introiti degli abbonamenti, dello sbigliettamento, delle sponsorizzazioni all’interno di uno stadio rappresentano la linfa vitale per molti club. Bisogna studiare una proporzione che consenta di riaprire le porte al pubblico, rispettando le disposizioni anticontagio. Penso che il 20 per cento di presenze, in serie C, possa rappresentare un giusto compromesso. La cifra dei mille tifosi non ha senso. E’ una goccia nell’oceano e finirebbe per avvantaggiare le squadre dei paesi più piccoli. Mille persone al San Nicola sono quasi insignificanti, mille persone a Francavilla Fontana, si sentono tutte”.

Il girone C della serie C è considerato di ferro. D’accordo con la definizione?

“C’è stato di peggio, in passato. In questa stagione ci sarà più equilibrio tra le grandi. Molte squadre hanno optato per giocatori di categoria, preferendoli ai grandi nomi. Sperando che almeno nell’ultima fase del campionato possano essere riaperte le porte degli stadi”.

Nani Campione

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