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FOGLIAZZA, IL CROCIATO ANTI BARI

Chi è il dg della Pergolettese stimato dirigente sportivo e protagonista delle esternazioni contro la società




Cesare Fogliazza, direttore generale della Pergolettese, squadra impelagata nella fascia bassa della classifica del girone A della Lega Pro, ha indossato cappa e spada. E, a colpi di esternazioni, ha iniziato la battaglia contro il nemico: il Bari. Così tira fendenti a sinistra e a destra, con la pazienza tipica dei contadini della bassa padana lombarda. Il suo quartiere generale è Crema, città bagnata da rogge, fonti, fiumi e sorgenti. Ma, a differenza dell’acqua, le sue parole non scivolano via. Vengono lette, riprese, amplificate, trasformando questa crociata in una inutile battaglia.

L’ultimo affondo è in un intervento a Sportitalia: “Stanno portando il calcio italiano alla rovina. Siamo gestiti da mascalzoni. Vogliono giocare? Che riprenda il campionato allora. A cosa servono i play off che poi dovrebbero assegnare un solo posto per la promozione? Lo sappiamo tutti che questa soluzione è presa per accontentare una sola società che tutti sappiamo chi è. Porterò tutti in tribunale”.

A Csiamo web, il numero uno della squadra della città di Crema ha detto: “Io non ho mai chiesto niente in 39 anni alla federazione. Caro signor Gravina, io non mi vendo l'anima e non l'ho mai venduta. Qualcuno si lamenta che è in Serie C, ma se lo son voluto loro, mica li ho mandati io. Nel 2018 certe squadre qualche favoritismo e piccolo aiuto lo hanno avuto. Qualcuno doveva partire dalla terza categoria, ma son partiti dalla Serie D perché la federazione gli ha concesso di saltare per meriti sportivi 5 categorie. Adesso sta bene tutto, io sono d'accordo che il Bari deve stare in Serie A, ma non è colpa dei presidenti di C che sono in questa categoria”.

Sulle pagine di Tuttosport ha ribadito il concetto: “Ho pagato per giocare sino a giugno 2020, non per scendere in campo luglio e agosto. Se qualcuno si è venduto l'anima a società che sono fallite, che lo scorso anno erano in D, che vogliono tornare in B a tutti i costi attraverso i playoff, non è un problema che mi riguarda. Chi pensa di farci tornare in campo deve vergognarsi. C'è stata un'assemblea delle società di Lega Pro che si sono espresse col 90% dei voti. Il nostro presidente Ghirelli non solo non è stato rispettato, ma è stato umiliato, non se lo meritava per quello che ha fatto in questi anni per la Lega Pro. Pagheremo tutti tesserati e dipendenti, ma la Pergolettese non giocherà i playout, se prima non si finisce il campionato, che è impossibile portare a termine in estate”.

Ma chi è Cesare Fogliazza? La sua storia calcistica parte da lontano. Il primo punto fermo ci porta a Pizzighettone, comune di 6mila abitanti in provincia di Cremona, una specie di Chievo sulle rive dell’Adda. Con lui anima della società, la squadra passa dalla serie D alla serie C1. La scalata ai sogni riesce, poi gli alti e i bassi del calcio hanno la meglio, fino a quando non scoppia il caso Mario Macalli, diventata una bufera giudiziario-sportivo con deferimenti e codanne. La ricostruisce Lorenzo Venedemiale sulle pagine de “Il Fatto quotidiano”: “ La vicenda risale al 2011, un anno prima della bancarotta del Pergocrema (altra società di calcio ndr). All’epoca Macalli, pur essendo presidente della Lega Pro, aveva provveduto a registrare a proprio nome i marchi Pergocrema, Pergocrema 1932, Pergolettese e Pergolettese 1932. Nel luglio del 2012 il club lombardo sarebbe poi fallito. Tempistica sospetta, e forse non del tutto casuale: gli ex dirigenti del club denunciarono Macalli di aver sospeso un bonifico di circa 250mila euro per i contributi televisivi senza motivazione. Soldi che avrebbero dato una boccata d’ossigeno alle casse della società, e che invece non arrivarono a destinazione. Dopo il fallimento alcuni tifosi avrebbero voluto dar vita ad una nuova società sul modello dell’azionariato popolare, ma si videro sbarrata la strada dalla pregressa registrazione dei marchi. E uno di questi (Pergolettese 1932) fu ceduto gratuitamente da Macalli, con potestà di revoca, al proprietario del Pizzighettone, Cesare Fogliazza, che cambia denominazione alla sua squadra e la trasferì a Crema”.

La Pergolettese prende il nome da un quartiere popolare della città lombarda, il Pergoletto e gioca in uno stadio da 4mila posti con i colori giallo-blu.

La vicenda continua: “Nell’ottobre del 2013, allorché la Pergolettese 1932 - si legge nel testo di deferimento di Macalli - veniva promossa dal campionato di serie D in Lega Pro Seconda divisione, provvedeva a donare il marchio Us Pergolettese 1932 alla stessa società in persona del suo legale rappresentante; con ciò di fatto stabilendo chi dovesse svolgere attività calcistica professionistica nella città di Crema”.

I problemi di Macalli, naturalmente, non riguardano Fogliazza, imprenditore nel settore del recupero dei metalli, protagonista del miracolo pallonaro del Pizzighettone. Il calcio da queste parti, dove la gente è profondamente attaccata alla propria terra, ha un ruolo identitario autentico, coniuga al meglio il dilettantismo efficientista col professionismo dal volto umano: “Coraggio e battaglia” il motto della società giallo-blu.

Purtroppo Crema è a 8 chilometri dalla zona rossa dell’emergenza Coronavirus di Codogno e la Pergolettese ha pagato un pesante tributo, perdendo prima l’ex presidente, Andrea Micheli, nipote dell’imprenditore e poi il medico sociale, Rossano Gentile. Fogliazza è un personaggio dalle conoscenze che contano, stimato e considerato nel mondo del calco: testimone di nozze di Ariedo Braida, già direttore sportivo del Barcellona e del Milan, da del tu a Andrea Berta, l’ex bancario bresciano che ha fatto grande l’Atletico Madrid e a Pietro Ausilio, responsabile dell’ara tecnica dell’Inter, vanta una leggera somiglianza con Guido Angelozzi, vecchia conoscenza dei tifosi baresi, del quale è amico. Il funambolismo verbale del direttore generale non si ferma. La crociata contro il Bari continua perché - evidentemente - se le emozioni non possono ancora arrivare dal calcio giocato, c’è chi pensa di farle arrivare dal calcio parlato.

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