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DA TORITTO ALLA NAZIONALE, LA FAVOLA DI CICCIO CAPUTO

Onofrio Colasuonno, il tecnico che lo scoprì: “E dire che non voleva più giocare…”


“A 14 anni Ciccio Caputo voleva lasciare il calcio, rimase deluso da una situazione. Decise di aiutare il padre, professione muratore. Ma io, che avevo intravisto in lui grandi qualità, non mi rassegnai. Parlai più volte con la mamma, Filomena. E alla fine ci riuscii: lo andai a prendere dall’Oratorio di San Nicola e lo riportai al campo di Toritto, ad allenarsi”. A raccontare l’aneddoto è mister Onofrio Colasuonno, il mentore dell’ex attaccante e capitano del Bari che, a 33 anni, ha conquistato la Nazionale a suon di gol nelle ultime due stagioni con la maglia del Sassuolo. Colasuonno non è solo l’allenatore che ha scoperto calcisticamente Caputo: è anche chi ha saputo consigliarlo, colui al quale il buon Ciccio sarà sempre riconoscente. Perché grazie alla sua insistenza, gli ha cambiato la vita.

E allora, mister, com’è questa storia: Ciccio voleva abbandonare?

“Sì…era ragazzino, lo chiamò il Grosseto, ma per giocare lì doveva pagare 800 euro al mese di in convitto. Lui voleva andarci, la famiglia non navigava economicamente nell’oro. Io gli dissi: <<Ciccio, come fanno i tuoi genitori a spendere tutti quei soldi per tenerti lì?>>. Lui però insisteva e quando non si fece più nulla, la prese male. Voleva lasciare, non veniva più ad allenarsi, andava a lavorare con suo padre, muratore”.

Poi?

“Dopo tanti tentativi lo convinsi. Per me è come un figlio. A 16 anni e mezzo mister Gianni De Bellis, credendo fortemente in lui, lo lanciò in Prima categoria, molto ad di sotto dell’età”.

E iniziò ad essere decisivo con i suoi gol per la promozione della squadra del piccolo comune murgiano.

Quindi, la Real Altamura, squadra della sua città, in Eccellenza, le prime convocazioni nella Rappresentativa regionale Juniores di cui fu un punto di forza.

“Da qui è iniziata la sua scalata. La scalata di un ragazzo umile, che è rimasto tale nonostante il successo e la popolarità, che ha fatto tanta gavetta per arrivare in alto”.

Pino Giusto, che lo lanciò in serie C2 a Noicattaro quando Caputo aveva 20 anni, ha detto di lui: <<Ciò che più colpì di Caputo fu la sua voglia di imparare e la sua capacità di apprendere subito ciò che gli dicevo, schierandolo punta centrale, seconda punta ed esterno offensivo. Quell’anno a Noicattaro era la riserva di due attaccanti del calibro di Moscelli e Suarez e fece benissimo>>.

“E’ così, questa è una sua grande dote, al di là delle qualità tecniche. La sua miglior prerogativa è il movimento senza palla, mi ha sempre impressionato, sin da ragazzino, la capacità di saper andare negli spazi, di giocare sulla linea cercando il varco giusto per infilarsi fra i difensori. Fateci caso: molti suoi gol li segna grazie a questa sua capacità”.

Dopo la chiamata del ct Mancini, vi siete sentiti?

“Ci siamo inviati messaggi, ovviamente è strafelice. E noi come lui, Ciccio è il nostro orgoglio. E non vi nascondo che, appresa la notizia della convocazione, mi è scappata la lacrimuccia”.

E’ venuta a trovarla qui, al campo di Toritto?

“Sì, appena può Ciccio viene a trovarci per incontrare incontrato i nostri bambini e ragazzi della scuola calcio, lui non dimentica mai le sue origini. Recentemente mi ha fatto avere la sua maglia del Sassuolo. Chissà, un giorno mi porterà anche quella azzurra…”.

La Nazionale, un coronamento di una carriera iniziata dal basso.

“Prima di quella porta, del portone principale del calcio, Ciccio è dovuto passare da tante strettoie e cancelli. Direi che li ha fatti tutti”.

Passando anche da qualche delusione, come quando lasciò il Bari…

“Esatto, non avrebbe mai voluto andar via, ne era il capitano e ne è il primo tifoso, checché ne dica o ne pensi qualcuno. Fu trattato male da una parte della tifoseria, quella separazione per lui è ancora un grande dispiacere, una ferita aperta”.

Maglia biancorossa portata sempre con grande onore: Caputo è il miglior goleador del Bari in serie B con 46 centri.

“Certamente. Vedete (Colasuonno ci indica una maxi-poster di Caputo alle sue spalle, ndr)… in questa foto indossa la divisa rossa del centenario del Bari, guarda caso quel giorno l’avversario del Bari fu proprio il Grosseto. Ciccio segnò tre gol”.

Il resto è storia recente. Ciccio Caputo, dopo gli anni a Bari, fa le fortune di altre squadre entrando nei cuori dei tifosi della Virtus Entella (35 gol in due stagioni fra i cadetti), dell’Empoli (43 reti) e del Sassuolo. Nelle ultime due stagioni in A ha realizzato 37 gol, di cui 21 nel campionato scorso con i neroverdi emiliani in 36 presenze. Due annate super che gli sono valse la chiamata in Nazionale. Dove raggiunge un altro ex Bari e figlio della nostra terra e della Murgia: Gaetano Castrovilli, nato 23 anni fa a Minervino, centrocampista della Fiorentina e pupillo di Giancarlo Antognoni, uno che di numeri 10 se ne intende.

Vito Contento

LA SCHEDA

Francesco Caputo ha compiuto 33 anni da poco: è nato ad Altamura (Bari) il 6 agosto 1987. Tre giorni fa la convocazione in Nazionale fra i 37 selezionati dal ct Roberto Mancini per il ritorno in campo dell'Italia nei primi due impegni in Nations League (il 4 settembre a Firenze contro la Bosnia e il 7 ad Amsterdam contro l'Olanda).

Prima di farsi notare nel Noicattaro in serie C2 (con 11 reti fu decisivo per la salvezza dei rossoneri di mister Pino Giusto nel primo anno fra i prof del club presieduto da Enrico Tatò) e di essere portato dal direttore sportivo Daniele Faggiano al Bari allenato da Antonio Conte (stagione 2008/09, serie B), “Ciccio” ha fatto tutta la trafila nel settore giovanile e nelle Rappresentative dilettantistiche regionali, respirando l’aria dei campi polverosi di provincia e militando prima nel Toritto e poi nel Real Altamura di mister Angelo Terracenere che lo segnalò al suo amico ed ex compagno di squadra biancorosso, Giusto.

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