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CORNACCHINI-VIVARINI DIFFERENZE TATTICHE

Pregi e difetti dei moduli adottati dai due tecnici in attesa di un livello più alto di gioco e di risultati del Bari


Il Bari, quest’anno in Serie C, ha subito un cambio di guida tecnica in tempi rapidi, avvenuto solo alla sesta giornata di campionato, e dopo due partite di Coppa Italia di Serie C (una vinta ed una persa in casa dell’Avellino).

A Giovanni Cornacchini, nativo di Fano e tecnico della promozione dalla D alla C, è dunque succeduto Vincenzo Vivarini, nativo di Ari.

Lo score di Cornacchini fu di 2 vittorie, un pareggio e 2 sconfitte, filotto che andò a giustificare parzialmente il suo esonero; parzialmente perché, oltre ai risultati, dell’allenatore di Fano aveva poco convinto, sin dall’annata (seppur trionfale) in D, l’impronta tattica data alla squadra, che andiamo in seguito ad analizzare, partendo proprio dall’annata in D.

Il Bari di Cornacchini in Serie D

Partendo dal presupposto che le prime 8 giornate possono considerarsi di adattamento e di stabilizzazione per una rosa ed una categoria totalmente nuove, lo schieramento tattico di riferimento del Bari 2018/19 era il seguente:


Si tratta di un classico 4-2-3-1, con una linea difensiva a 4, due mediani davanti la difesa, un trequartista in appoggio ai due esterni alti e alla punta centrale; agli interpreti in foto vanno aggiunti altri giocatori che hanno comunque effettuato un buon numero di partite come Turi, Cacioli, Nannini, Langella, Feola, Neglia e Iadaresta.

Parlando delle peculiarità tecnico-tattiche di questo Bari, Cornacchini forniva un approccio abbastanza strutturato alla squadra, che presentava un basso livello di dinamismo e di fluidità nella manovra: mancavano, ad esempio, sovrapposizioni costanti da parte dei terzini sul lato della palla, o inserimenti di uno dei due mediani (Hamlili, per caratteristiche) alle spalle della difesa avversaria. Il tecnico dunque preferiva mantenere uno schieramento ordinato, lasciando ai quattro giocatori offensivi i principali compiti di segnatura delle reti e contando sulla penetrabilità delle difese avversarie in un campionato come la Serie D.

Il ritmo di gioco imposto in fase di possesso era basso, con una circolazione di palla non elaborata, in cui spesso si sceglieva l’opzione del lancio lungo in profondità per gli esterni alti o per la punta centrale. Il ritmo di gioco in fase di non possesso era standard, con un baricentro medio-alto, contando spesso sul tasso tecnico non elevato delle compagini di D.

Veniva inoltre posta molta attenzione sulle palle inattive in fase offensiva, con i centrali difensivi autori di un buon numero di reti (Di Cesare arrivò a quota 6 marcature).

In ogni caso, il campionato di Serie D fu vinto e la promozione raggiunta, anche se già nella Poule scudetto (finita anzitempo per i galletti già ai gironi) si iniziarono ad intravedere difficoltà nell’affrontare compagini più preparate e competitive.

La breve parentesi di Cornacchini in C

Arrivati in Serie C, il Bari, con una rosa rivoluzionata e competitiva per lottare per la promozione diretta in B, inizia a palesare gli stessi limiti di gioco già intravisti in D che questa volta si traducono in scarsi risultati, dato il maggior tasso di competitività degli avversari; il Bari di Cornacchini non riesce ad esprimere dominio territoriale, fluidità di manovra e coesione tra i reparti, raccogliendo pochi punti nelle prime 5 giornate, e non riesce dunque a compiere un salto di qualità rispetto all’annata precedente. Mister Cornacchini provò a cambiare modulo, passando ad un più compatto 5-3-2, ma come spesso accade i numeri non bastano se vi è mancanza di principi di gioco consolidati ed automatizzati.

Il Bari di Vivarini

Alla sesta giornata subentra Vincenzo Vivarini, il quale fino alla 13ma giornata non rivoluziona lo schieramento (5-3-2) con cui Cornacchini aveva lasciato la squadra, per poi passare ad una nuova organizzazione (4-3-1-2 ed aggiornata dopo il mercato invernale) come segue:


Quindi, dalla 6a alla 13ma giornata il Bari non cambia schieramento tattico, ma le novità dal punto di vista dell’interpretazione sono sostanziali.

La nuova guida tecnica innanzitutto cerca di dare maggior solidità alla fase difensiva, troppo leggera nelle prime uscite con Cornacchini; infatti, nelle prime 4 gare di Vivarini la squadra subisce solo 1 gol, conseguenza di una ritrovata fiducia e soprattutto di un approccio in fase di non possesso differente: Vivarini alza il baricentro della squadra, aumentando la pressione sul possesso avversario per cercare di riconquistare subito palla e mantenerne il controllo; quando la squadra è costretta ad abbassarsi e a difendere vicino alla propria porta, la linea difensiva a 5 si stringe e va a difendere di posizione dentro la propria area, in modo da sfruttare le abilità nel gioco aereo di Sabbione e Di Cesare.

In fase di possesso, il nuovo tecnico imprime maggior velocità alla manovra, ma ciò che fanno la differenza sono i movimenti senza palla, molto più frequenti e decisi rispetto alla vecchia guida tecnica: le mezzali attaccano maggiormente la porta, con i quinti di difesa che danno ampiezza e linee di passaggio in profondità. Vivarini inoltre cerca di valorizzare il tasso tecnico di Antenucci, mettendolo in condizione di esprimersi secondo le sue caratteristiche di attacco degli spazi e intelligenza tattica.

Dopo qualche pareggio di troppo, alla 14ma giornata Vivarini decide di dare un’impronta ancor più marcata e passa ad un 4-3-1-2 che manterrà fino alla 30ma giornata, l’ultima prima della sosta per la pandemia: prima del mercato invernale il trequartista titolare, uno dei perni di questo sistema, era stato Terrani, con discreti risultati; tuttavia l’innesto di un trequarti di maggior tasso tecnico e con maggior velocità di pensiero era necessario, vedendo l’arrivo di Karimi Laribi, oltre quelli di Matteo Ciofani e Mattia Maita in altre zone di campo, ed è da qui che parte la nostra ultima analisi:


Il Bari che vedremo dal mercato invernale fino alla sosta per la pandemia si presenta con 4-3-1-2 già rodato nelle precedenti partite, e mantiene le caratteristiche già mostrate all’arrivo di Vivarini, ovvero ritmi più elevati, maggior ricerca di attacco degli spazi, velocità di manovra e baricentro spostato in avanti in fase di non possesso.

Il mercato invernale, come detto, fornisce soluzioni in più: l’arrivo di un giocatore come Laribi, abile nella scelta della giocata e nell’utilizzo di entrambi i piedi, consente al tecnico di poter contare ancor di più su verticalizzazioni ed imbucate, sia per le due punte (ottima l’intesa Simeri-Antenucci) sia per l’inserimento delle mezzali; l’arrivo di un terzino con spiccate doti difensive come Matteo Ciofani consente di “liberare” il terzino opposto, Costa, per sfruttarne le capacità offensive ed il suo ottimo piede per cross e passaggi diretti; infine, fondamentale si rivela l’innesto di Mattia Maita, che va a prendere il posto di mezzala destra offrendo ottimi tempi di gioco, qualità, inserimenti e capacità di gestione del pallone, assumendo dunque compiti di regia decentrata, a supporto di Laribi.

La stagione si è fermata con un Bari ancora imbattuto nella gestione Vivarini, ma forse con qualche pareggio di troppo e qualche punto perso: al tecnico di Ari il compito di portare ad un livello più alto il gioco ed i risultati del Bari nei sempre più probabili play-off.


Alessio Bonante


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