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CICCIO CAPUTO, DAL BARI ALLA NAZIONALE

Giusto premio per la sua costanza in zona gol, è arrivata la convocazione in maglia azzurra


In Serie A ci è arrivato stabilmente tardi, dopo averla appena assaggiata nel 2010 con il Bari. Ma Ciccio Caputo, nato ad Altamura il 6 agosto 1987, 33 anni appena compiuti, se l’è meritata. Come si è ampiamente meritata la prima convocazione in nazionale ad opera del CT Roberto Mancini, per giocarsi la chance di indossare la maglia azzurra nelle due prime gare di Nations League contro Bosnia ed Olanda.

La sua storia calcistica è molto particolare. Cresciuto nelle giovanili del Toritto, indossa successivamente le maglie di Altamura e Noicattaro, prima di passare al Bari nel 2008. E pensare che da ragazzino Caputo stava per dire abbandonare il calcio. Del pallone non ne voleva più sapere, aveva deciso di disertare gli allenamenti per aiutare sul lavoro il padre muratore. Dopo aver visto saltare la possibilità del trasferimento al Grosseto, Caputo, in preda alla delusione, aveva deciso di appendere le scarpe al chiodo. A convincerlo del contrario ci aveva pensato il suo tecnico del Toritto, Onofrio Colasuonno, che gli aveva spiegato che ci sarebbero state tante altre occasioni, ed alla fine ha avuto ragione.

La grande occasione capita proprio con il Bari. E infatti qui, che nella stagione 2008/2009 l'incontro con Antonio Conte, gli cambia letteralmente la carriera, diventando improvvisamente un punto fermo del Bari. Una macchina da goal e punti, un'armata invincibile che conquisterà la promozione in Serie A con quattro turni di anticipo. Proprio in quella stagione nasce il feeling con l’attuale tecnico nerazzurro: era il 25 ottobre 2008, quando l'attaccante, allora appena 22enne, travolge praticamente da solo il Grosseto realizzando addirittura una tripletta. Da quel momento Conte inizia a impiegarlo sempre di più, tanto da fargli chiudere la prima vera stagione in Serie B in doppia cifra e con una chioma di capelli così lunga da renderlo irriconoscibile oggi.

Un bottino che non convincerà il Bari a puntare su di lui anche in Serie A: Caputo finisce quindi in prestito alla Salernitana, per poi tornare in Puglia l’anno dopo, quello delle scommesse e dell’autogol di Masiello nel derby. Il legame speciale con Conte si riannoderà a gennaio del 2011 al Siena, dove l'attuale tecnico nerazzurro lo vuole fortemente. Risultato finale? 14 gare 3 reti e altra promozione. “Gli sarò grato a vita. Mi ha voluto a Siena, mi ha insegnato l’importanza del sacrificio. Sinceramente con lui ho un rapporto bellissimo” ha confessato Caputo qualche tempo fa.

Il Bari invischiato nello scandalo retrocede e “Ciccio”, tornato alla base, diventa un perno delle tristi Serie B che verranno, quando la squadra biancorossa non riuscirà neanche a sfiorare i play-off. Nel frattempo però lui diventa un simbolo, il capitano, e porta a casa gol e prestazioni, fino al momento in cui arriva la squalifica di un anno per “omessa denuncia” di una partita tenuta sotto occhio per il calcioscommesse. E proprio durante l’anno lontano dai campi di calcio, il Bari vive una delle migliori stagioni degli ultimi decenni, quella della “meravigliosa stagione fallimentare”. Il Bari rimonta dal terzultimo posto alle semifinali play off riportando la gente allo stadio, fino a riempire il San Nicola con oltre 58.000 spettatori. Si crea un gruppo talmente forte, che Caputo inizia a diventarne quasi una entità estranea. L’anno successivo, quando torna a disposizione, Caputo si riprende la fascia di capitano che aveva ceduto temporaneamente a Marino Defendi. La stagione comincia al meglio con 5 reti in 7 partite, ma il Bari non decolla e Caputo diventa il capro espiatorio della tifoseria, cominciando a fornire una serie di prestazioni dove anche la cosa più facile gli riesce difficile. Ad ogni tocco di palla sbagliato il pubblico barese non gli perdona niente, cominciando a fischiarlo e costringendo l'allora tecnico, Davide Nicola, a relegarlo sempre più spesso in panchina. Conclude comunque la stagione con 11 reti all’attivo, che in rapporto al minutaggio in campo, non sono neanche poche.

Il rapporto con la tifoseria però è ormai incrinato, e l’anonimato della stagione del Bari non contribuisce a ripristinarlo. Tutto questo allontana Caputo dal San Nicola e la sua strada e quella del Bari si dividono per sempre. Quarantanove gol e 150 presenze in cinque stagioni con la maglia del Bari, il record di marcature col club biancorosso in Serie B (46), ma Caputo se ne va, amareggiato, come ricordato in una intervista di qualche tempo fa: “Era una situazione molto più grande di me. Ma io sapevo di essere innocente e quello a cui tenevo davvero era l’assoluzione nell’inchiesta penale, che arrivò puntuale già in primo grado rasserenandomi nel modo più assoluto. Quell’ingiustizia mi ha dato una grande forza per andare avanti. A Bari ho fatto tanti gol, ma dopo la squalifica la società era cambiata e quando mi offrirono la fascia di capitano alcuni tifosi ipotizzarono che l’avessi voluta io. Capii che il rapporto si era rovinato e chiesi la cessione. Non provo rancore, solo dispiacere”.

Passato all’Entella Ciccio Caputo sembra tornato a nuova vita: 35 reti in 82 partite tra Serie B e Coppa Italia. Nel biennio successivo porta l’Empoli in Serie A (27 reti in 41 partite nella stagione 2017-2018) e si riguadagna la massima serie. I più scettici, anche a Bari, lo hanno sempre considerato un bomber di provincia non adatto a calcare palcoscenici importanti in Serie A, ma lui smentisce tutti segnando 16 reti in 38 partite di campionato, ma non riuscendo a salvare l’Empoli. “Si ma sicuramente non si ripeterà, è solo frutto di un caso”, continuano a ripetere i suoi detrattori. E invece Caputo continua a meravigliare tutti anche con la maglia del Sassuolo, nella stagione appena conclusa: 21 reti in massima serie in 36 partite di campionato ed una scommessa vinta con il suo idolo Alessandro Del Piero , al quale il bomber del Sassuolo aveva lanciato un appello, prontamente raccolto dal diretto interessato: “Se arrivo ai 20 goal lo contatto per domandargli qual è il segreto per vivere con equilibrio una carriera così lunga ad alti livelli".

Probabilmente Caputo verrà ricordato dai posteri come uno di quei centravanti tipicamente italiani, uno di provincia. Non c’è niente di vistoso nel suo gioco, i suoi gol e le sue finalizzazioni sono essenziali, senza concessioni all’estetica, senza concessioni al superfluo. Caputo si adatta in fase di finalizzazione, calcia non sempre benissimo, ma la cosa fondamentale è che sa andare dove c’è spazio. E in questo è fenomenale.

Caputo non ha grossi mezzi atletici o tecnici, il suo talento sta nella capacità di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, e in quella simultanea di sapersi adattare alla situazione. Non vince i duelli che affronta con i difensori, li evita, non batte il proprio marcatore nell’uno contro uno, lo elude giocando una vera e propria gara a nascondino con l’avversario. Che poi è la dote reale di tutti i grandi attaccanti.

Come dichiarato saggiamente da Aurelio De Laurentiis: «Si va sempre dietro i nomi, però poi al Sassuolo c’è Caputo che a 32 anni fa tutti quei gol…». Forse adesso Caputo, “un nome”, in vecchiaia se l’è fatto. Perché vecchio, a volte, vuole dire qualità. Per magggiori informazioni chiedere a Ciccio Caputo: centravanti senza età e senza categoria. E, da oggi, anche bomber da Nazionale.

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