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CESARINO GROSSI, IL CENTRAVANTI TASCABILE

La fine misteriosa in Albania: fu ucciso da un fulmine o dai partigiani?

Il presentimento, nella fattispecie nefasto, dicono sia solo dei grandi. Ayrton Senna aveva preceduto quella tragica data del primo maggio ’94 arrovellandosi in brutti pensieri e tormentate solitudini. Sulla griglia di partenza, dalla fessurina che il casco del pilota ti consente di scrutare il suo sguardo, tutto il mondo si accorse, forse a posteriori, che i suoi occhi erano già puntati sulla curva del “Tamburello”, nel disperato tentativo di raddrizzarla. Amici molto vicini a lui descrissero i giorni precedenti come fra i più bui del grande pilota. Ed un grande lo fu sicuramente Cesarino Grossi.

Nasce il 22 gennaio 1917 nel rione Carrassi e cresce nel vivaio biancorosso anche sotto lo sguardo vigile di Faele Costantino. Grossi è mingherlino essendo alto solo 166 centimetri, dal peso di poco più di 50 chilogrammi. Costantino è suo partner d’attacco quando il “centravanti tascabile”, appunto, fa il suo inaspettato esordio in serie A il 18 aprile del 1937 contro l’Ambrosiana Inter di “Pepin” Meazza e Giovanni Ferrari. Il gol del definitivo pareggio di Rossini fu propiziato da una sua tipica incursione che da li a poco lo avrebbe reso famoso agli occhi dell’intera Italia calcistica. I primi gol in biancorosso due settimane dopo nel perentorio 0-2 sul campo dell’Alessandria. Basso, come già detto, e molto leggero, sfruttava questa apparente defezione fisica come un’arma in più per folleggiare oltre i ruvidi e coriacei difensori dell’epoca. Nel successivo torneo di A il 22 febbraio 1938, la squadra biancorossa ottiene una fra le più prestigiose e sonanti vittorie della sua storia. Al della Vittoria è di scena la Lazio guidata dal futuro campione del mondo Silvio Piola. I biancocelesti vestivano i panni di vice campioni d’Italia essendo arrivati, nel torneo precedente, a soli 3 lunghezze dal fortissimo Bologna “che tremare il mondo fa”.



La partita non ha storia. I biancorossi s’impongono con un quasi tennistico 5-1 e Cesarino Grossi è autore di una prestazione sontuosa. Il gigante è lui, Silvio Piola s’inchina alla superiorità dimostrata dall’attaccante barese. Ma il complimento più bello è del suo diretto marcatore, il laziale Gipo Viani che in un orecchio a fine partita gli sussurrerà: ”Ragazzo mio, oggi mi hai messo in mezzo ad una strada…”. Grazie alle sue 12 reti in 27 presenze, traghettava il Bari verso una tranquilla permanenza nella massima serie. L’anno seguente il suo mentore Tony Cargnelli lo vorrebbe all’Ambrosiana ma a furor di popolo il “Topolino” continuerà vestire la casacca biancorossa. A metà torneo succede qualcosa di strano. Grossi inizia a saltare diverse partite e la motivazione ufficiale è: “strappo muscolare”. Amici fidati fra i quali Onofrio Fusco raccontavano di un ragazzo tormentato da malumori ed insicurezze. Cesarino aveva perduto quella sua aria scanzonata e maramalda che avevano fatto di lui un idolo-amico per i tifosi più piccoli.

Gli obblighi di leva incombevano e le sue paure in campo e fuori crescevano. La sera del 12 aprile un battello carico di militari italiani lo porta in Albania. Quell’Albania da pochissimo occupata dai soldati del Regno d’Italia con una operazione dal punto di vista militare fulminea e di assoluta facilità vista la scarsa resistenza armata albanese. La sera del 22 aprile 1939, ufficialmente un fulmine - ma quasi sicuramente una imboscata di partigiani - colpisce Cesarino Grossi che muore a soli 22 anni. La morte non gli aveva mentito cogliendolo alle spalle mentre sorseggiava acqua ad una fontana con accanto il suo fucile più alto di lui.. Il Cine-Sport nel suo editoriale titolerà: “Gagliardetto abbrunito”…. Ninì il soldatino campione oggi non è più.

Michele Bonante


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