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CAPITAN DI CESARE, 37 E NON SENTIRLI

Aggiornato il: 24 mag 2020

Il leader indiscusso dei biancorossi compie 37 anni. Con la voglia e il desiderio di non fermarsi


Gli anni passano, i centimetri restano. Nel calcio di oggi sono importanti i primi e i secondi. Perché il trascorrere del tempo è sinonimo di autorevolezza ed esperienza, l’altezza di fisicità. Cosa che sui terreni di gioco consente al difensore centrale di reggere bene i contrasti, di riempire al meglio l’area di rigore quando difendi e quanto attacchi: eccellente nell’anticipo, letale sotto rete.

Valerio Di Cesare, oggi 37 anni e 187 centimetri, racchiude tutte queste doti. Alle quali aggiunge quella di leader. Lui, infatti, è il capitano. Per indossare al braccio la fascia più ambita in una squadra, devi avere grande senso di responsabilità, devono riconoscere il tuo carisma all’interno dello spogliatoio. E quando parli, quello che dici ha un peso specifico diverso, da una semplice dichiarazione, proprio perché sei il capitano. E’ come se fossi il sindaco di una comunità. Tu rappresenti la squadra, detti i ritmi di vita, tieni i rapporti. Insomma, il valore dell’uomo viene riconosciuto prima di quello del giocatore.

Valerio Di Cesare è una delle colonne biancorosse, in termini di presenze, di continuità e di gol realizzati. Gioca in una categoria che non gli appartiene. Basta scorrere la sua carriera: Lazio, Chelsea, Torino, Parma e Bari. Le nuove sfide continuano a piacergli, a dispetto dell’età.

Anzi, più sono difficili, più lo intrigano. Alla pensione non pensa minimamente: se potrà giocherà fino a 40 anni. Ha stima e considerazione di allenatori come Ventura, Conte e Giampaolo, perché più che tecnici sono mastri, insegnano il calcio. Vorrebbe rigiocare il playoff Bari-Novara 3-4 perso al 118’ perché certe ferite si rimarginano solo così. La partita alla quale è più legato è Bari-Rotonda 2-1, festa della promozione dalla serie D alla serie C ma anche festa della liberazione da un incubo chiamato Dilettanti.

Oggi, nel giorno del compleanno, manca all’appello il regalo più gradito: pensava di poter festeggiare la ricorrenza col suo Bari già promosso in serie B. Regalo solo rimandato.

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