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BERGOSSI IL DOPPIO EX: IO, IL BARI E L'AVELLINO

L'attaccante biancorosso degli anni Ottanta parla della partita decisiva

Dici Bergossi e la mente corre al quel gol, magnifico gol, nei minuti finali del derby con il Lecce allo stadio “Della Vittoria”: scatto in contropiede dalla linea del centrocampo, dribbling su un avversario, aggiramento su un altro al limite dell’area, sterzata per evitare l’uscita del portiere, quattro cinque passi con il pallone al piede verso la porta e, arrivato quasi sulla linea, sinistro e gol. Il gol dell’apoteosi biancorossa in quel Bari-Lecce 2-0, stagione 1984-85 (il primo fu di Edy Bivi). Alberto Bergossi per quella rete, forse la più bella dell’ultracentenaria storia del Bari, fra l’altro segnata ai “cugini” leccesi, resterà per sempre uno degli attaccanti più amati dalla tifoseria biancorossa. Bergossi, a sua volta, dice di essere rimasto legatissimo alla città, di avere qui ancora diversi amici, in particolare i baresi e compagni di tante battaglie Giovanni Loseto e Giorgio De Trizio. Una piazza che gli ha voluto bene e dove Alberto, forlivese di nascita, si è sentito a casa e dove ha espresso i suoi migliori anni di carriera da calciatore. Proprio come ad Avellino, in serie A, da dove arrivò per fare le fortune calcistiche della città di San Nicola.

Bergossi, Avellino e Bari si sfideranno proprio nel prossimo turno di campionato, i biancorossi hanno ridotto da 7 a 4 il distacco dagli irpini, secondi.

“Non chiedetemi un pronostico secco, è una partita che sfugge a qualsiasi previsione, la classica da tripla”.

L’Avellino è stato surclassato dalla Ternana nell’ultimo turno, il Bari ha vinto senza brillare a Vibo.

“Ho visto la gara di Terni e devo dire che contro questa Ternana c’è ben poco da fare. Una squadra formidabile. Per il Bari è stata una vittoria importante per tornare a ridosso e mettere un po’ di pressione. Vidi la partita del Bari a Terni e nel primo tempo mi fece una grande impressione…, anche se alla fine uscì sconfitto”.

Poi in quella stessa partita e nel prosieguo del campionato il Bari è calato.

“La squadra paga i diversi infortuni e una rosa ristretta, mister Carrera non ha molte scelte. E comunque forse la società l’errore l’ha commesso a monte”.

Ovvero?

“Quest’estate, dopo aver raggiunto senza mai perdere la finalissima playoff con la Reggiana, poi purtroppo andata male, non avrebbe dovuto smantellare la rosa, ma solo puntellarla. Invece si è fatta un’altra rivoluzione, mi sembra siano arrivati 14 nuovi. Per carità, tutti ottimi elementi, ma poi per diventare squadra ci vuole tempo, soprattutto con un sistema di gioco come il 3-4-3 voluto da mister Auteri, rischioso ma anche dispendioso sul piano fisico, che richiede giocatori adatti, di gamba e disposti alla corsa”.

Ecco Bergossi, non ne vedo molti con queste caratteristiche, soprattutto a centrocampo.

“Concordo, il Bari dà l’idea di essere squadra compassata e con poca corsa, a differenza della Ternana, dove ci sono giocatori molto forti tecnicamente ma che fanno anche della corsa e dell’intensità le armi migliori”.

E l’Avellino che squadra è?

“Tecnicamente non è più forte del Bari, ma ha molti giocatori di categoria, con un allenatore come Braglia che ha vinto spesso in C e con quattro attaccanti intercambiabili e pericolosi come Maniero, Bernardotto, Fella e Santaniello”.

Un punto debole?

“In difesa non mi sembrano dei fulmini di guerra, sono vulnerabili se li prendi in velocità”.

Che poi è anche un difetto del Bari…

“Beh direi di sì, soprattutto ora che manca Celiento”.

Attaccanti, lei che se ne intende come schiererebbe Antenucci?

“Accanto ad un centravanti forte fisicamente e che gli crea spazio lui a mio avviso si trova più a suo agio e ha fatto vedere le cose migliori in carriera. Quindi in coppia con Cianci va benissimo”.

L’attaccante più forte con cui ha duettato Bergossi?

“Ramon Diaz, all’Avellino. Svelto, rapido, tecnicamente fortissimo. Del resto uno che ha giocato con Maradona non poteva che avere quelle caratteristiche. Ora allena il Racing, nella sua Argentina, ci sentiamo ancora”.

Certo che anche con Bivi a Bari formava una bella coppia. Nel calcio attuale come andrebbe?

“Forse saremmo un po’ leggerini, con il calcio atletico di oggi ci farebbero volare. Ma tecnicamente ci staremmo ancora bene. Anzi direi che la qualità di una volta oggi non si vede”.

A proposito di tecnica: era più facile giocare in attacco avendo alle spalle uno come Maiellaro?

“Beh certo, il più forte numero 10 con cui abbia giocato. Insieme a Vignola nell’Avellino”.

Lei a Bari è stato anche compagno di squadra di Carrera, pensava che un giorno sarebbe diventato allenatore?

“Massimo era ancora molto giovane ed era difficile intravedere in lui un futuro allenatore. Certamente era un difensore molto disciplinato tatticamente, oltre che forte sul piano tecnico e difficilmente superabile su quello atletico. Era il classico difensore sempre sul pezzo, di sicuro affidamento e rendimento. Del resto, se non fosse stato così non sarebbe andato alla Juve e fatto quella carriera”.

Parlando di allenatori: qual è quello che le ha dato di più e a cui è rimasto più legato?

“Ne ho avuti diversi bravi ma se devo fare un nome spendo quello di Bruno Bolchi, avuto a Bari e con il quale conquistammo la promozione in A. Per me, per noi era come un padre di famiglia. Sapeva far coesistere l’anima barese della squadra e l’altra di noi forestieri. Eravamo come una famiglia. Ecco, rispetto ad oggi, prima si stava di più insieme, si usciva spesso la sera, si faceva gruppo. Ora è più difficile, Covid a parte, siamo inghiottiti dai social”.

Bergossi e il suo legame con il Bari…

“E’ ancora forte, sento ancora tanti amici. E poi a Bari mi sono laureato, una trentina di anni fa, in Giurisprudenza, discutendo una tesi sulla libera circolazione dei calciatori nell’Unione Europea. Di li a poco sarebbe arrivata la sentenza Bosman, che ha rivoluzionato il mercato e il calcio. A proposito: ricordo che quando andavo in facoltà, c’era un certo subbuglio, molti ragazzi mi fermavano, per dire con quanta passione si vive il calcio nella vostra città. Pensi che spesso dovevo entrare da una scala secondaria…”.

Ma tornando a quel famoso gol al Lecce, lo rivede mai o l’ha mai fatto vedere ai suoi figli e nipotini?

“Guardi, ho due figlie, non grandi appassionate di calcio. Ma le svelo un aneddoto”.

Prego…

“Un paio di anni fa venni a Bari con la mia famiglia. E’ capitato in più luoghi che mi abbiano riconosciuto, fermato e chiesto di quel famoso gol al Lecce. Tornando a casa, in auto, le mie figlie, incuriosite da tanta popolarità, mi dissero: <<Papà, non ci avevi raccontato che a Bari eri così famoso, ora quel gol devi farcelo vedere>>. E così è stato”.

Vito Contento



LA SCHEDA

Alberto Bergossi nasce a Forlì il 25 giugno 1959. Attaccante molto agile e tecnicamente ben dotato, arriva a Bari dall’Avellino nella stagione 1984-1985. Il suo curriculum è di tutto rispetto: esordio in serie A non ancora 20enne, con il Bologna e contro l'Inter. Gavetta in serie B con Palermo e Spal. Quindi diventa titolare in A con l'Avellino, dove su 5 reti complessive, realizza due doppiette. In Puglia il calciatore romagnolo gioca fino alla fine del campionato 1988-1989, con la sola parentesi del prestito in C2 al Forlì dal dicembre 1987 a fine stagione. La carriera si conclude dopo due stagioni al Mantova, tra C1 e C2.

Dal 1992 è agente di calciatori e da diversi anni uno dei titolari della BC GROUPAgency (insieme a Giovanni Bia ed Emanuele Chiaretti), che cura gli interessi di tantissimi calciatori. Tra i più celebri passati dalla sua “scuderia” ricordiamo Di Natale e Marchionni. Tra quelli in attività c’è anche il difensore del Bari Matteo Ciofani.

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