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BARI, SE DEVI CAMBIARE TECNICO NON ASPETTARE IL CAMPIONATO

Tutte le volte che la società ha esonerato l'allenatore a stagione iniziata non ha mai centrato gli obiettivi


Ogni volta che il Bari ha cambiato l’allenatore, durante il campionato, non ha mai centrato l’obiettivo fissato. Che sia promozione o salvezza, è sempre andata così.

A cominciare dalla stagione 1950-1951 quando furono addirittura quattro i tecnici che si alternarono sulla panchina biancorossa. Questa lotteria portò la squadra fino alla IV Serie. Dieci anni dopo, sul treno in corsa, salì addirittura uno come l’argentino Luis Carniglia, quotato attaccante e mister apprezzato: neanche lui riuscì a raggiungere l’obiettivo fissato dalla società, la salvezza. Peraltro, ogni qualvolta è cambiata la guida tecnica della squadra a campionato iniziato, alla fine dell’avventura, il tecnico di turno si è difeso dicendo: “Non avevo a disposizione i giocatori che avrei voluto”. Insomma, la squadra l’allestisce chi viene esonerato e tocca poi a chi eredita farla funzionare al meglio. Impresa finora impossibile, storia alla mano. Non dimentichiamo anche l’era dei Matarrese, caratterizzata da numerosi valzer in panchina. L’unico, in tempi recenti, in grado di resistere due anni è stato Vincenzo Torrente: il primo anno Bari 13° in campionato nonostante i 6 punti di penalizzazione, il secondo anno Bari nono con 7 punti di penalizzazione.

Comprensibile, dunque, che dopo la sconfitta con la Reggiana sia finito nel mirino delle critiche Vivarini, il sostituto di Cornacchini. Ora si ripropone il dilemma di sempre: tenerlo o esonerarlo? Se dovesse rimanere, bisognerà accontentare le sue richieste perché il programma deve essere chiaro. Inutile decidere sull’onda dell’emotività o della simpatia.

Se, invece, si deciderà di cambiare Vivarini, lo si deve fare subito, prima che il campionati cominci. Per non ripetere l’errore commesso con Cornacchini. Il Bari non può più sbagliare, i tifosi hanno la necessità di ritrovare la fiducia e di dimenticare le delusioni con gesti concreti.


Gianni Antonucci

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