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BARI, DEVE AVERE PAZIENZA

L'Atalanta vero e proprio esempio da seguire: per raccogliere i risulti importante è l'ambiente




Ieri sera, dopo la partita tra Atalanta e Psg mi sono chiesto: come mai i bergamaschi hanno raggiunto queste vette e il Bari non è mai andato, nella sua storia ultracentenaria, al di là di due semifinali di coppa Italia? Molto incide l’ambiente. Il nostro è troppo passionale, vuole tutto e subito, non ha pazienza, non sa aspettare. Per cogliere il frutto maturo dall’albero serve tempo. L’esperienza dell’Atalanta insegna. Una piazza relativamente piccola (120mila abitanti) ha saputo programmare, investire e raccogliere i risultati senza fretta. Ritengo assurde le polemiche dell’immediato dopo partita sulla scelta dei cambi effettuata da Gasperini. Ma come? Invece di ringraziarlo comunque per il cammino effettuato dalla squadra in Champions e in campionato, si critica un allenatore così? Il disfattismo non conosce limiti geografici.

Ma torniamo al Bari. Parlando con Carlo Regalia, esperto conoscitore del mondo del pallone, concordavo su un particolare: la società non ha abbandonato nulla e nessuno, perché la squadra il Bari ce l’ha, è competitiva, di qualità, ha bisogno solo di alcuni innesti per volare più in alto, senza passare dalle forche caudine dei playoff. Bisogna lavorare in funzione del solo obiettivo che conterà: la promozione diretta. Non ci dimentichiamo che la Reggina ha vinto la serie C perché da tre anni aveva più o meno lo stesso organico, amalgamato nel tempo, fatto crescere, perfezionato fino a renderlo un orologio svizzero.  

Insomma, secondo me, sobillare i tifosi non porta da nessuna parte. Anzi, destabilizza l’ambiente, col rischio di vanificare programmi e ambizioni. Puntare alla promozione diretta è l’obiettivo di tutti, presidente De Laurentiis compreso. La storia insegna. I playoff per i biancorossi sono diventati una specie di maledizione. Non li vinciamo dal lontano 1958 quando prima a Bologna e poi a Roma il Bari superò il Verona. Il resto è tabù. Nella stagione 1959-1960 perdemmo con Udinese e Lecco, poi venimmo eliminati da Atalanta e Catanzaro. L’elenco è lungo: fuori con Venezia, Latina, Novara, Cittadella per ricordare gli ultimi in ordine di tempo, i più dolorosi.

Allora, niente veleni, dissidi, proclami inutili. Aspettiamo di vedere le prossime mosse del club, ormai in dirittura d’arrivo. 


GIANNI ANTONUCCI

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